Sonia S.
"“L’unica gioia al mondo è cominciare.
È bello vivere perché vivere è cominciare,
sempre, ad ogni istante".
Cesare Pavese
Il mestiere di vivere
La Sodalite
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Stamattina c era da fare il prelievo del sangue.
Cosa che non mi diverte affatto, soprattutto perché devo alzarmi alle 6 e mezzo e uscire di casa alle 7 senza nemmeno aver bevuto il mio latte. Poi però, il lato positivo c è sempre: dopo posso farmi una cofana di cappuccino con una brioche traboccante di marmellata, senza nemmeno un filo di senso di colpa anzi! piena e totale giustificazione.
Passo davanti al giornalaio, il Mattino di Padova titola: "Viareggio: è una strage. Tutte le foto in quattro pagine speciali".
(Pausa)
Analisi: il giornale esce con quattro pagine in più per le foto dell'incidente? hanno tolto 4 pagine di rubriche varie per piazzarci le foto? Qualsivoglia sia la risposta, ci sono ben 4 pagine, forse a colori, che mi fanno vedere nel dettaglio la catastrofe. Quando si dice che le parole non bastano... Solo Schumacher si era guadagnato qualche pagina di foto in più credo, alla vittoria dell'ultimo mondiale.
Mi viene in mente che ieri, appresa la notizia via sms, ho poi acceso la tv e in quel momento gli unici a parlarne erano quelli di RAI UNO. Penso fosse uno di quelli che ad aprile era all'Aquila, perché lo stile era quello "testimoni dicono di aver visto una ragazza cadere dallo scooter e tentare di strapparsi i vestiti di dosso, era una torcia umana, non sappiamo che fine abbia fatto..." (mah... secondo te? è andata a fare shopping?)
In compenso il TG5, c ha piazzato uno scapigliato in polo azzurra che si sente un po' come un sunto degli Angela e ci fa vedere tutto nei dettagli "il tg5, con l aiuto dei vigili del fuoco è entrato in zona rossa per documentarvi i fatti" (giusto perché i Vigili hanno ben poco altro da fare) e dopo diverse inquadrature della cisterna incriminata, si arriva al pezzo forte: inquadratura di cumulo di cenere e macchia sull asfalto. (sembra un po' ciò che resta di willye coyote dopo lo scoppio della bomba per bip-bip) e il cronista: "questo è ciò che resta di uno scooter che passava di qui, ovviamente il proprietario è morto". (se mai ce ne fossero i dubbi... l'inquadratura si ferma, ricorda un po' quella di super quark quando ci mostrava l'ombra di un abitante di Hiroshima, rimasta impressa su un muro durante l esplosione dell'atomica). Ma ce ne stiamo davvero tutti con gli sguardi famelici attaccati al video aspettandoci l inquadratura più cruenta?
Il servizio successivo è il premier che, da Napoli, rassicura che andrà a Viareggio a prendere la cosa in mano (ancora???) che ha già provveduto a spostare alcuni feriti nei migliori centri grandi ustionati (il suo autista? o lui stesso? i paramedici stavano tutti in ferie?) .
Più tardi da Viareggio dirà che con il prossimo consiglio dei ministri, proclamerà lo stato di emergenza, e stanzierà i fondi per la ricostruzione delle case distrutte. (chissà se nel frattempo chi è sfollato o attenderà la ricostruzione della casa, andrà ad Arcore ospite insieme agli abruzzesi). Poi, meglio Arthur Grissom di CSI, ha già dato tutte le indicazioni su cosa è successo, spiegando nei dettagli tecnici la probabile rottura dell'asse e del mozzo del vagone (particolari che lui conosce perfettamente, lo abbiamo visto, del resto all'innaugurazione dell Alta velocità con il berretto da ferroviere in testa).
Sia a Napoli che a Viareggio, sempre l'onnipresente è stato contestato da eversivi che gli hanno gridato "buffone tornatene a casa tua" ecc... è bello leggere come questo viene riportato dalla nostra stampa:
IL GIORNALE: Applausi e fischi Qualche contestatore ma anche molte persone che lo applaudivano avevano accolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi anche durante il sopralluogo. Quando il premier è uscito dall’auto è partita una salva di fischi da uno sparuto gruppo di contestatori, che sono stati poi allontanati da altri presenti che invece applaudivano.
LA STAMPA: Berlusconi è stato accolto a Viareggio da applausi ma soprattutto fischi. Il premier è entrato dentro l’edificio del Comune trasformato in centro operativo allestito in Municipio dalla Protezione civile salutato da un coro alto e insistente «buffone, buffone».
LA REPUBBLICA: Ma al suo arrivo le cose si fanno difficili. Un gruppo di cittadini presenti nella zona dell'incidente, in largo Risorgimento, non gradisce la sua presenza e gli grida a lunfo "vergogna", "vai a casa, i morti sono nostri" e frasi simili. Dopo momenti di tensione tra contestatori e sostenitori, il presidente del Consiglio riceve anche degli applausi, e si dirige poi al Municipio. La visita dura circa 15 minuti. La gente, fuori, continua a protestare. "Nel prossimo Consiglio dei ministri dichiareremo lo stato d'emergenza", annuncia il capo del governo. Poi esce dal retro. Mentre il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli esce sul davanti, e viene anche lui investito da urla e fischi dalla gente. Che nel frattempo è aumentata-
Il CORRIERE: (...)E invece il premier viene preso a fischi e grida ostili. È con ogni probabilità questa situazione di tensione sotto gli obiettivi di fotografi e televisioni a consigliare una sorta di mordi e fuggi. Infatti dal momento in cui mette piede nella cittadina del Carnevale a quello in cui se ne va trascorre un’ora e mezzo.
mah... chissà se vale ancora il vecchio detto che la Verità sta nel mezzo...
C'è un silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera,
di quelli che si amano, della nostra anima,
poi c'è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.
R. Battaglia

Malcom X

Non potevo certo premettere che anche in quel giorno il mio stile non si facesse riconoscere. Ricordo perfettamente la telefonata con mia sorella che mi dice “Ma come? Tu stai scherzando, ovvio… Cosa significa che ancora non hai il vestito? Ma cazzo mancano cinque giorni!” (che poi quando si altera fa un mix tra piemontese e variegato al siciliano che io adoro) e io risposi semplicemente “vuol dire che devi prendere cinque giorni di ferie… sei o non sei la mia testimone?”. E infatti così fece. Aprì la porta al suo arrivo e trascinandosi dietro un trolley dalle proporzioni bibliche, senza nemmeno dirmi ciao, già brontolava “non va bene, non va bene affatto. Io mica t’ho insegnato così… mi auguro tu sia pronta per uscire che non abbiamo un minuto da perdere” “e non vai nemmeno a fare pipì?” “ma scherzi, non c’è tempo… anzi no aspetta.. vado… ma tu intanto mettiti i saldali, quelli comodi che dobbiamo camminare”.
Al ristorante pensò mio fratello invece. Il solito agriturismo dove si sono festeggiati battesimi comunioni e ogni avvenimento eccezionale di casa. Così c’era tutto: l’atmosfera casalinga e la soppressa con la polenta. Abbinamento perfetto.
Dopo la bellezza di 4 ore di entrate e uscite da negozi vari, Angela ed io raggiungemmo quasi tutti gli obiettivi: sandali bianchi tacco dieci, ballerine sempre bianche tacco 2 per il dopo, un paio di jeans della levis di quel blu denim che sembrava introvabile. “Tu sei sicura che è quello che vuoi?” “Sorè… guardami… ti sembro persona da qualcosa di diverso?” Il pezzo forte ci richiese più perseveranza nella ricerca, ma alla fine fu amore a prima vista: un poncho bianco, di organza con lo scollo a v. cadeva perfettamente dal limite della spalle scoprendo un po’ anche la schiena. Alla fine unendo tutti gli ingredienti e guardandomi allo specchio non poteva andare meglio. “Sempre detto di essere pressoché indispensabile” diceva lei guardandomi, pure un po’ commossa.
La mattina di quel giorno pure la gatta sembrava isterica. La parrucchiera che cercava di domare i ricci a colpi di phon, mia sorella che diceva “ma come, la sposa non si trucca?” “ma che dici io sono già truccata” “aaah…” e ravanava in borsa cercando un fard. Mia madre che nascondeva il fazzoletto dentro la manica e sorrideva. Il bouquet di lillium bianchi sembrava essere l’unico dotato di calma e attendeva solo di completare il quadro.
Mio fratello arrivò puntualissimo. Il viso un po’ tirato di chi finge di aver tutto sottocontrollo ma che in fondo è emozionato, e lo vedi da come muove le mani che non sa dove mettere. La macchina doveva essere una sorpresa e infatti a vedere il maggiolone cabrio scoppiai a ridere mentre la parrucchiera alle mie spalle già si sentiva male “oh cavoli… andate piano… l’acconciatura ma non potevate…”.
Il sindaco aspetta in fondo alla sala con gli affreschi, Lui era lì che mi guardava e si mordicchiava l’angolo del labbro inferiore. Si voltò un secondo verso suo cugino che gli sta al lato e sorride appena.
Non ricordo se fecero partire qualche musica mentre mio fratello mi accompagnava fino a Lui (cosa che faceva molto tradizione, ma l’avevo voluta e pretesa), eravamo agganciati negli occhi che non riuscivamo a spostare su nient’altro, fino a quando non ci trovammo proprio una di fronte all’altra e mi si aprirono cuore e sorriso. Lui mi prese le mani e…
“Sonia… Sonia…”
“uh… sì?”
“il telefono… ha già squillato 4 volte non rispondi?”
“ah… sì subito…oh non squilla più...”
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Non sono giorni facili.
Alle volte mi atteggio che lo siano. però non è sempre così semplice.
Alla fine devo operarmi.
E questo mi dà quel po' di noia che mi fa girare le palle. Perché ho fatto una cura che mi ha bombardato il fisico per sei mesi e non è servita a nulla. Non solo il ciccio pasticcio non si è rimpicciolito. Non ha nemmeno frenato la sua crescita e si è presentato più ciccio e pasticcio che mai! Danno e beffa.
Al contempo però penso pure che non è un operazione a cuore aperto. E quindi va bene. Si passerà pure questa e non ci si penserà più. Inutile stare qui a lamentarsi o piangersi addosso.
Poi è un po' di tempo che ci penso e rimurgino su taluni fatti. E, giuro che c ho provato pure a tenere a bada le dita che prudono ma è più forte di me.
Io le prese di posizioni sterili e lamentose proprio non le reggo. E quando incappo in personaggi che dicono, scrivono, pensano: "che schifo quest italia, mi vergogno a essere italiano" oppure "oh, ma a me questo lavoro che faccio, in ufficio dalle 9 alle 17 fa schifo... io non so perché me ne sto ancora qui... se non ci fosse sta crisi magari cambierei... magari andrei pure a fare il fornaio, mi alzerei alle 4 del mattino, ma vuoi mettere? quella è la Vita vera..."
A voi non si rovescia lo stomaco?
Senti, muffetta di gorgonzola over stagionatura, se ti vergogni così tanto di essere italiano, perché non emigri? perché non vai a fare l eremita nella catena montuosa siberiana? E non è che non cambi il tuo lavoro che c è la crisi... è che quei 2000 euro che ti porti a casa vanno più che bene pure se non ti sporchi le mani di farina, così magari quest estate in vacanza vai in Grecia, peccato però non ti si possa mettere un po' di lievito nel cervello, magari qualche pensiero sensato potrebbe pure crescerti...
Ma or mi domando e chiedo, ha senso? il lamentoso ciancio sterile di costoro che se ne stanno lì, a piangere su loro stessi, nel loro piccolo mondo rivestito con il cuki alluminio doppia forza nel vano tentativo di renderlo luccicante?
Quest'Italia ha dei problemi grossi. Stiamo parlando di regime. Ma come diceva Calvino, l'antifascismo di oggi non ha nulla a che vedere con l'Antifascimo che combatterono i nostri nonni e i nostri padri. Mio nonno diceva che i giovani sono una generazione allevata a mangime. come dire che abbiamo tutto pronto, sempre. ci imboccano richiamandoci con un verso e gettandoci manciate di schifezze e noi si abbocca. Si abbocca ogni volta che si cade in questo vittimismo che palesa solamente quanto siamo incapaci di reagire.
Io non credo che nessun Partigiano si sia mai vergognato del suo Paese. Anzi. L'amava così tanto che si è fatto sparare per difenderlo. E non erano mica tutti partigiani in Italia, c erano le camice nere. Quante volte si sarà sentito solo, in mezzo alle montagne di notte e si sarà detto "chi cazzo me lo fa fare a me? c ho ventanni e mi faccio sparare addosso, vivo braccato come un animale". Ma c era un Italia da liberare. e non si liberava certo a suon di post o di talk show. si liberava con le lacrime e con il sangue.
Io credo negli sguardi che non si abbassano.
Credo in chi, quando trova una strada sbarrata crea un alternativa, usa il cervello per creare una strada nuova. Lo dimostra chi si sta inventando un giornale nuovo dove la libertà di stampa non sarà solo un idea astratta.
Credo in chi, dimostra ogni giorno che si può fare qualcosa per cambiare la situazione. Nel suo piccolo. Al supermercato, in edicola, in famiglia. sul posto di lavoro. Mettendosi dalla parte del rispetto. Rispettando chi sale in autobus con noi, rispettando il proprio lavoro, e soprattutto il lavoro degli altri, e se non ti piace fai in modo di cambiare, con i tempi che servono, ma inizi a muoverti. La salvezza è nel movimento.
Ci si deve indignare per le cose che non vanno, ma non piegandosi su se stesso, dando voce a quell'indignazione. Con i mezzi che ha. Io non credo che nessuno si aspetti miracoli da nessuno. Ma ci si aspetta il rispetto.
Perché è facile, per chi comunque ha sempre le chiappe al sicuro, lamentarsi di ciò che ha, alla faccia di chi spegne la sveglia ogni mattina allo squillo di una sfida che sa di sopravvivenza.
Facciamo qualcosa davvero di anticonformista: smettiamo di lamentarci e tiriamoci pure su un po' le maniche, che un callo tra le dita non ha mai fatto male a nessuno e stupisce solo chi ha vissuto su batuffoli di cotone...
Messaggio da: giulia.moncalieri@gmail.com
Inviato: 11 giugno 2009 ore 00.27
A: angela.moncalieri@libero.it
Oggetto: il casco mi schiaccia i riccioli...
da quando vado a lavorare con lo scooter i miei riccioli sono andati in ferie. ma non è che me ne preoccupi più di tanto anzi. la soddisfazione di muovermi finalmente su due ruote non mi fa prendere troppo in considerazione questa cosa.
oltre agli aspetti pratici ed economici (ma ti rendi conto? faccio il pieno con 5 euro!) c'è una parte emozionale che non avevo considerato. o meglio sì, sapevo che c era perché la provo in moto con lorenzo... ma non mi aspettavo forse di riviverla così.
sto imparando a coordinare le mani. che all inizio non è poi così facile: ti viene da frenare e accelerare insieme se sei principiante. e se poi ci penso i principianti accellerano e frenano insieme in tante cose...
ieri mi sono resa conto di aver trovato la posizione ottimale per i polsi e per la schiena. non ho più tutta quella tensione sulle spalle, insomma, io e il Poderoso Denzel ci capiamo bene. non sai che bello la sera, tornare a casa godendosi la strada finalmente senza fretta.
sorrido.
tu come stai?
in questi giorni trovarti al telefono è un impresa epica! so che sei impegnatissima con le prove dello spettacolo, anzi... degli spettacoli. non è che ti starai stancando troppo?
ma che te lo dico a fare? ecco, lo vedi? tu in questa cosa non sei affatto principiante: non accelleri e freni nello stesso tempo. accelleri e basta! e questa è una dote che ti invidio sai! è ufficiale, l energica della famiglia sei tu.
non sto venendo al punto vero?
eh lo so che tu mi aspetti al varco pure se io la prendo così larga...
sì sorella, ho paura. ho paura dell'ecografia di domani.
sono sei mesi che non ci penso. sono sei mesi che sto tranquilla, mi tengo tranquilla, sono assolutamente convinta di essere tranquilla. ma in questio giorni lo stomaco stretto lo sento. e lo so che è inutile. uno mica deve fasciarsi la testa prima di essersela rotta. è inutile rovinarsi questo tempo in virtù di un tempo che non si sa nemmeno se viene... ma insomma sono tutte cose razionali. e io sono in questo momento emotiva, fragile ed emotiva.
mi hanno detto che, nel caso, è praticamente un operazione di routine... sì vabbè ho capito. è di routine per i medici. nella mia rotuine non c è un anestesia un bisturi aflebo e via dicendo. anzi. ne faccio volentieri a meno. che devo stare tranquilla che comunque è pur sempre benigno, eccheccazzo, ci mancherebbe pure che non lo fosse, dico io...
però è vero... inutile pensarci adesso. inutile farsi prendere dall'angoscia. fintanto che non faccio quell esame tutto può essere e non essere. vero? magari per mezzogiorno domani ti chiamo dicendo "evvai!" e per tutta risposta prenoto quell'appartamento per le vacanze di cui abbiamo parlato oggi pomeriggio, ti farò rabbrividire dicendoti come farò lo zaino (sì sorella zaino non valigia) per gli 8 giorni di mare e questo sarà un capitolo chiuso e dimenticato praticamente già alle due del pomeriggio.
sì. potrebbe pure finire così.
...
...
...
allora perché quest ansia non mi passa?
ora vado a farmi una camomilla con miele e vaniglia, una di quelle che ho messo pure nella tua scatoletta... chissà se l hai provata... e se fa effetto provo a dormire.
ci sentiamo tra qualche ora.
ti bacio sorellina.
Tua Gigiù
Il Bacio sulla bocca
Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).
Bella,
che ci importa del mondo.
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.

(pensavo: scrivere poesie, non significa andare a capo un po' più spesso... )

ecco
Che io avessi qualcosa che mi ballonzolava nella testa tra un orecchio e l altro è cosa risaputa. muovendomi un po' naufraga tra i limiti della mia pigrizia /inesperienza/ bohnonlosochecistoafarequi, ho navigato in cerca di ispirazione da Lei Morena, che secondo me è brava! ma brava davvero, e sono incappata in Sul Romanzo ed è stata folgorazione mistica.
Nel senso che per una come me che sì, c ha la buona volontà, sì, c ha pure qualche idea originale (crepi la modestia) ma non ha metodo né apostrofo (vedi qualche post indietro), trovare un Prof che si metta lì, armato di pazienza che metta a disposizione "il verbo" ha il suo perché.
Così, come da indicazione su una delle prime lezioni, non sto qui a specificare nulla di più, salvo fatto che se vi sembro momentaneamente assente, non è parvenza ma un fatto. Sto cercando di indirizzare le energie che restano dopo l ufficio, dopo l imparare ad usare il Poderoso (ebbene sì, è arrivato uno scooter in famiglia), la voglia di coccole di Melly e il mantenimento dignitoso delle condizioni igienico sanitarie della mia tana, a questo progetto.
Chi lo sa, come andrà a finire, dicono che l importante sia partire.
Io, tanto per non smentirmi, sono arrivata a lezioni già iniziate, davanti alla porta della classe mentre chiedevo permesso mi sono caduti tutti i fogli e le penne, raccogliendo le penne è caduta la borsa e il mondo che contiene, ma per fortuna mi sono fermata al primo banco e ho smesso di far danni. credo di essere la più indisciplinata della classe e spero che avere proprio Morena come vicina di banco aiuti.
Hai visto mai che il talento si passi pure sotto banco come una volta si faceva con i bigliettini...
“ho preso due insalatiere nuove apposta per l’occasione”
“per l’insalatona fantasia che fai tu? Non bastavano i piatti?”
“no, l’insalatona deve avere la sua insalatiera. Né troppo grande né troppo piccola… la sua misura. Ne ho presa una blu per me e una arancione per qualcuno che mi ha detto sia il suo colore preferito…”
“già… e comunque tutta la tua casa è tra arancione e blu”
“come…?”
“piccola, guardati intorno! Blu e Arancione sono i colori predominanti qui dentro”.
“… è vero…”
“hai la faccia come se non te ne fossi mai resa conto…”
“… libero di non credermi... ma di fatto è così….”
Messaggio da: giulia.moncalieri@gmail.com
Inviato: 26 maggio 2009 ore 03.42
A: lorenzo.vertigo@virgilio.it
Oggetto: avevo solo voglia di scriverti un po'...
Blu
Blu è il colore del cielo e del mare. É spesso associato con profondità, freddezza e stabilità.
Simboleggia fiducia, lealtà, rivelazione, saggezza, confidenza, intelligenza, fedeltà, costanza, castità, reputazione senza macchie, magnanimità, prudenza, pietà, contemplazione, verità e paradiso
Il blu è considerato benefico per la mente e per il corpo. Rallenta il metabolismo umano e produce un effetto calmante. É fortemente associato con tranquillità e relax. Il blu è il colore dell'armonia.
Come opposto ai colori caldi come il rosso, l'arancio ed il giallo, il blu è collegato alla consapevolezza e all'intelletto.
In araldica il blu simboleggia la pietà e la sincerità
Arancione
L'arancione combina l'energia del rosso con la felicità del giallo. É associato con la gioia, la luce del sole ed i tropici.
L'arancio rappresenta entusiasmo, fascino, felicità, creatività, determinazione, attrazione, successo, incoraggiamento e stimolo.
All'occhio umano l'arancio è un colore molto caldo, quindi da la sensazione di calore. Inoltre l'arancio non è aggressivo come il rosso. Incrementa l'apporto di ossigeno al cervello, produce un effetto rinvigorente e stimola l'attività mentale. É molto apprezzato dai giovani.
É un colore associato con il concetto di cibo commestibile e stimola l'appetito. Anche l'arancio, come il marrone rossiccio, è associato con raccolta e autunno.
In araldica l'arancio è simbolo di forza e resistenza.
Sono stesa al buio e fatico a dormire.
Guardo la luce che viene da fuori attraversare la tapparella, accarezzare le tende e fermare la corsa contro il muro e la libreria nuova.
Anche le tende sono una arancione e una blu. L’una accanto all’altra. Ferme nell’afa di un’estate precoce. Non le distinguo al buio, nella notte sono uguali.
È la prima immagine di “casa” che la mia mente ricorda qui: il vento che le fa danzare le tende fuori dal terrazzo e io che le fotografo per mandare un messaggio lontano. La vita ricominciava a colorarsi.
O forse ero io che finalmente mi ero decisa a prendere in mano i pennelli.
E tu già sapevi. Sapevi e stavi aspettandomi...
Sono stesa al buio e fatico a dormire.
Alle volte manchi così tanto che vorrei addormentarmi subito e far arrivare giorno più velocemente. Come da piccoli si faceva la vigilia di natale. Si stringevano gli occhi stretti e si aspettava di addormentarsi perché così babbo natale arrivava prima.
Manchi così tanto che nel buio i colori si annullano e le paure diventano rumori che non distingui, e ti fanno alzare seduta sul letto ed ascoltare meglio. E la gatta mi guarda con quello sguardo lì…
Manchi così tanto che il letto diventa caldo e le lenzuola carta vetrata e il ventilatore non basta e il cellulare sta troppo zitto per essere utile.
Manchi così tanto che finalmente, dopo aver dormito poco e male, ritrovando un raggio di sole in una tazza di caffè , penso che tra poco ti sento.
E il mondo ricomincia a girare.
Niente.
A dire il vero nemmeno ieri.
E nemmeno il giorno prima.
C’è sempre qualcosa che si frappone tra me e il mio sogno. E se non si frappone di suo, magari ce lo metto io.
L’altro ieri era la cefalea. Violenta e debilitante come sempre. Poi c’era da sistemare la cucina, e quando ho finito dovevo dare l’acqua ai fiori del terrazzo (un giorno ve lo mostro… è una foresta… ) e quando ho finito era tardi, io ero stanca.
Ieri era il mio compleanno, ed il primo giorno senza cefalea assassina. Letto presto comunque.
E prima?
Prima c’era Frank (il pc che ha sostituito Byron II) che non funzionava. Poi è arrivato Snoopy, e lui funziona che è una meraviglia. Ma “non ho ancora avuto tempo” di metterci le mani più di tanto. Farlo mio.
Arrivo a casa tardi.
C’ho le cose domestiche da fare.
La gatta che mi pretende, che sta sola tutto il giorno e poi vuole le coccole.
Mi fermo che sono già le nove e mezza passate, domani mi dovrei svegliare alle sette… c’ho sonno.
E’ che sto leggendo i libri che mi servono. Mi sto documentando. Sì. Secondo me è importante documentarsi a monte, non puoi scrivere a cazzo così, confidando in istinto, ipotetico talento, e stile.
E l’argomento è difficile, non lo leggi così facilmente come se fosse un romanzo della Sveva Casati Modigliani (che mi piacciono eh… volano via…) leggi certe cose che sono vere, fanno parte della Storia, e sono dammatiche, tragiche, e fanno male. Io dopo un po’ mi fermo. Dura girare la pagina come se niente fosse.
Metabolizzo.
Mi blocco.
Come mi sono bloccata davanti alla terza settimana di dieta.
Al barattolo di crema che dovrei spalmarmi tutte le sere, per migliorare la silouette...
A scuola mi dicevano “è brava, studia, ma è incostante”. Chissà ZiaLuna cosa suggerisce, in questi casi, ai genitori dei bambini, dotati, fantasiosi… ma incostanti.
Mi serve un’inversione di tendenza.


(sì lo so è un post palesemente piacione...
)
ecco!
(aggiornamento delle 14.38)
stavo arrivando in ufficio quando per radio hanno messo "su" questa canzone e me la sono goduta! e quindi me la dedico... (oggi non mi ferma nessuno eh ocio!)
Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato
il mare eh!
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole!
La vita
l’amore
Meraviglioso
il bene di una donna
che ama solo te
meraviglioso
La luce di un mattino
l’abbraccio di un amico
il viso di un bambino
meraviglioso
meraviglioso…
ah!…


C'è una strada, di quelle che si appoggiano al fianco della montagna come un merletto su un vestito di altri tempi.
Si adatta alla forma di quel fianco e non ostacola il crescere dell'erba o delle piante con i fiori azzurri. In alcuni tratti c è la rete a proteggere da qualche sasso impertinente, ma non sembra di quelle strade invadenti che rovinano il paesaggio.
Sembra cosa naturale che lei sia lì.
Sull'altro lato invece spuntano le vette dei pini. Che se ci pensi non siamo poi così abituati a vederne la punta, salvo fatto per quel pino di plastica a cui mettiamo la stella a Natale.
Ma non è la stessa cosa. Noi si è abituati a guardarle troppo spesso dal basso certe cose.
Qui invece, davanti al pino, ti sembra di essere uno gnomo che finalmente guarda negli occhi un gigante, e lui, con sguardo indifferente ti lascia passare e ti regala il profumo che resta dentro il casco.
In questa strada, ci devi andare piano.
Sì, lo so che ti piace la guida sportiva, che ti piace piegare in curva, andare giù con il ginocchio e sentire tra le gambe il corpo della moto come se fosse il torace di un cavallo che fa ciò che tu solo pensi. Scalare le marce, le vibrazioni più forti, tutta l'aderenza della ruota sull'asfalto.
Ma non hai una grande visibilità. Ci vuole prudenza.
Le curve non ti danno l'idea di quello che si nasconde dietro, una valle? una cascata naturale? Un ostacolo non previsto...
In questa strada devi andare piano, che alle volte chi ti viene incontro nemmeno se lo immagina che tu stai lì, anche se è per lo stesso motivo, per lo stesso viaggio.
Se questo gira in macchina e a certe strade non è abituato, non ha mai pensato seriamente di percorrerle, potrebbe farti male.
Chi non sta con la pelle sull'asfalto, ma è abituato ad avere un abitacolo di certezze intorno, non pensa che basta un niente, una manovra sbagliata e tu puoi volare. Sono persone che in curva prendeno paura, potrebbero stringere troppo e invadere la tua corsia.
Le strade strette non sono per tutti.
Quindi prudenza. Sempre.
Ma non pensare che morirai di noia, non importa quanto tempo ci metterai, stai viaggiando ricordatelo. Come dice quel detto? non è importante la meta bensì il viaggio. Ecco... tu stai viaggiando. Non sei in movimento.
Sei movimento.
E poi così, senza fretta, puoi goderti il paesaggio.
I monti hanno uno strano modo di incrociarsi, giù a valle. Alle volte restano distanti solo un po', ai loro piedi di crea una valle piana piccolissima, quattro case e un campanile. Un po' come in quei disegni che si faceva da bambini dove le montagne erano coni a testa in giù.
Altre volte si appoggiano una sull'altra con le vette vicine, come due sorelle anziane che si sostengono a vicenda, mostrando ogni stagione un abito nuovo. Nuovi colori.
Il vento ci passa in mezzo, il vento è a casa sua ovunque. Fa loro il solletico facendo dondolare le piante, e giocando a nascondino con le nuvole.
Qui le nuvole, se vuoi le puoi toccare.
Hanno la consistenza lieve delle nostre sicurezze.
Ci sono spazi dove ti puoi fermare e sgranchirti le gambe, fare qualche foto. Ascoltare le parole silenti degli spazi liberi.
Qui puoi respirare piano.
Puoi dimenticarti del tempo che scorre e goderti il calore del sole.
Poi, per scoprire quello che c'è oltre la prossima curva, devi solo fare una cosa: tornare in sella, riaccendere il motore, mettere la prima e ripartire.
Senza fretta.
Seguendo il tuo tempo, e la strada, che sembra un merletto e che pare naturale stia lì...
(la foto l ho trovata su motociclisti.com)

e mica lo so se mi sento meglio...
Freedom House è un’Organizzazione no profit, indipendente fondata nel ’41 negli States, la cui bandiera è la “difesa della libertà e della democrazia nel mondo”, e per capire che non stiamo parlando di cose tipo “associazione per la protezione della particella di sodio dell’acqua lete” è bello sapere che il primo Presidente di questa Organizzazione fu niente meno che Eleanor Roosevelt.
Dunque, Freedom House ha fatto uno studio e stilato una graduatoria dei Paesi con Stampa Libera, e chi l’avrebbe mai detto, l’Italia nell’ultimo anno è passata di fatto dallo stare in “Paese a Stampa Libera” a “Paese con libertà di Stampa Parziale”.
Ci fanno compagnia Israele, Taiwan e Hong Kong.
C’è qualcuno peggio? Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea e Cuba.
Le migliori? Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia.
La causa? «Situazione anomala a livello mondiale di un premier che controlla tutti i media, pubblici e privati», non solo: «l’abuso di denunce per diffamazione contro i giornalisti e l’escalation di intimidazioni fisiche da parte del crimine organizzato».
il 28 aprile in Germania, Marco Travaglio riceveva il Premio per il Giornalismo Libero, “per il suo coraggioso e instancabile impegno per la libertà di stampa in Italia" e "per la sua tenacia nel continuare a criticare anche là dove gli altri hanno rinunciato da tempo" a farlo” parole del presidente del Djv, Michael Konken.
(Ne avete sentito parlare? A parte in rete o in qualche trafiletto grande come un francobollo?)
Il 25 aprile, il premier si presenta in Abruzzo (per la x volta) e a Bazzano, ci regala (per la x volta) una sua perla di signorilità: saluta l'assessore provinciale alle pari opportunità, Lia Beltrami dicendo “posso palpare la signora?” e ride… foto di gruppo con il premier che le tiene la mano sulla spalla e per fortuna si ferma lì.
Ne avete sentito parlare? No?
Strano… potete rimediare però, qui.

- come stai? -
- bene... sono solo un po' stanca, ma bene... -
- tua sorella? -
- partita adesso con lo Zio. io sto andando da mamma che ci sarà Morgana affamata e piangente -
- piccolè, sei triste? -
- no, perché... ? tanto domani la ritrovo in ufficio -
e in effetti è così che funziona. lo dico a te che so che capisci. succede anche a noi, quando ci vediamo e poi un treno ci si mette di nuovo in mezzo. e succede anche a lei, che la trovo in stazione al bianario dopo mesi e mi sembra che non sia un fatto eccezionale averla davanti. lo so, detto così pare brutto e invece no. a me sembra di averla davanti sempre. se non fosse per il suo "marò, ma qui dentro è cambiato tutto dall'ultima volta" che esclama stupita quando entra in casa, direi che praticamente con me ci abita. lo so, mi rendo conto che è dura da spiegare. però a me sembra tutto così normale. iniziamo a parlare che ancora la gente scesa dal treno ci sfila intorno, pensiamo di aver finito quando il motore della Sky Point dello Zio è già in moto. e poi appena volta l angolo mi dico "azz mi sono dimenticata di dirle sta cosa". E nel mezzo?
nel mezzo ci sono state le patine fritte di mac e un pacchetto di popcorn bruciati, due sbaffati e i tentativi di far scoppiare quelli inesplosi nel microonde. "ma secondo te dovevo coprirli? no perché stanno picchiando tra una parete e l'altrà"... il tutto guardando Vasco. no perché c è da dire che lei riesce pure a farmi non solo guardare Vasco, ma pure canticchiare "un senso" mentre sono al telefono con te. memorabile a dir poco.
c è una notte di coperte rubate e di fusa inaspettate (quelle della melly, eh) che ha preso in simpatia la Zia quasi immediatamente e le si mette a dormire sulla schiena. pane briochè con la nutella e una marea di bancarelle stracariche di scarpe.
il bankomat che sorride e dice "massì chi se ne frega, è festa pure per voi!" e per una volta mostra clemenza.
ci sei tu che ridi al telefono e io che le dico "ecco, quando lui ride così mi piace da matti" e lei che alza gli occhi e sorride con quella faccia lì.
ci sono i piedini all'aria nel mio terrazzo con la bandiera arcobaleno che svolazza, fossati canticchiato e jovannotti ballicchiato.
c è il paradiso delle sorprese saccheggiato due volte, che una mica ci bastava, le piadine che ci fanno fare sogni strani e verdone che ci fa ridere dal dvd.
ci sono le scarpe scambiate! che avere lo stesso numero nel nostro caso è rarità! il suo dare il giusto nome a quel capo di abbigliamento o a quel gioiello e il mio dire "aaaaaahhhh... ma ti ho già parlato dei "cinque senza" di padova? no perché è interessante eh..."
c è uno svuotatasche (che mica sapevo esistessero prima di tre giorni fa) nuovo nuovo sul mio tavolino bello bello che sembra sia nato lì!
ci sono quei giochi di incastro tipici dell'empatia, quando non hai bisogno di dire di fare e ognuna trova i suoi spazi senza cozzare contro l altra. ci sono i silenzi che non hanno pretesa di essere riempiti che tanto basta guardarsi che già si sa, e basta così.
- sono contento di sentirti così... -
- è stato davvero un bel fine settimana, però mi sei mancato un po' -
- ho preferito lasciavi in pace voi donne, mi sembrava giusto lasciarvi alla vostra compagnia, l'amicizia è sacra! -
- eh ma la prossima volta a parlare di cucina con lo Zio ci sarai anche tu. si va tutti in pellegrinaggio a quella bancherella dei risotti e poi vi si dà carta bianca e fate voi-
- va bene piccolè, ma ora spegni la luce e cerca di dormire. sono stati giorni intensi. e domani tu e tua sorella in ufficio dovete raccontarvi ancora una marea di cose... scommettiamo? -
- eh, ma infatti sì... -

La vedo arrivare ogni pomeriggio, più o meno alla stessa ora. La riconosco dalla macchina, una normale e banalissima fiat bianca, se non fosse che c ha il portapacchi sopra la capotta, e i dadoni di peluche bianchi appesi allo specchietto retrovisore.
Io ci sto da mesi a quel semaforo.
Perché proprio quello?
Io me lo sono scelto perché è su un viale trafficato, ma ci sono gli alberi. Quando fa caldo posso sedermi all'ombra.
E poi c'è una fontana. D'estate la si sente cantare a voci diverse, in certe ore i suoi spruzzi sono alti più di un paio di metri, così ad occhio... che è difficile prendere le misure guardando il cielo.
In altre, invece, canticchia sommessamente con spruzzi più bassi, e l'acqua scivola più tranquilla. In entrambi i casi, quando un po' di vento soffia gli schizzi arrivano fino alla faccia ed è un bel sentire, mi creda.
Dicevo, la vedo arrivare e so che saranno più o meno le due del pomeriggio, forse le due e un quarto. Credo di essere sulla strada del suo lavoro, perché nel fine settimana non la vedo mai. Io sfilo tra le auto con il mio berretto in mano e saluto. Saluto sempre, che un "Buongiorno" detto con il sorriso qualcosa fa. Pure se piove. Io al mondo oggi, di più non posso offrire.
L'anno scorso avevo in mano il mio vecchoi cappello da alpino. Ecco, a quel tempo, se non al mondo alla mia Terra qualcosa ho offerto davvero. Ma ero ancora giovane e di speranze ne avevo da vendere. Sicuramente non mi aspettavo che alla mia età mi sarei scelto il mio semaforo e avrei vissuto seguendo l'alternarsi dei suoi colori.
Oh, ma come dice quella canzone che sento a pezzi dai finestrini aperti? La vita è molto più grande di una definizione. La conosce vero? Lei nemmeno si rende conto di quant'è vero...
Perché l'ho notata, quella ragazza, mi chiede?
Non certo solo per i dadoni di peluche, e non certo perché mi sorride e risponde al mio saluto anche quando non ha monetine da regalarmi, l'ho notata per quella cascata di ricci e lo sguardo sempre assorto. Mi ricorda un po' quell'indomabile di mia moglie quand'era giovane. Più testarda della mula con cui andavo su per i pendii di Asiago.
Mia moglie sapeva di pane caldo fatto in casa e di cuoio grosso. Ah, la mai Teresa, non c'era mica niente che la fermasse quando si metteva in testa qualcosa, ma non c'era cuore che lei non sapesse curare.
Mi scusi... è passato tanto tempo ma mi commuovo ancora...
La ragazza della fiat bianca, a vederla è di quelle persone presenti con il corpo e assenti con la mente. Il più delle volte ha la testa china sul telefono dove digita così veloce che a me pare impossibile. Altre volte regge mento e pensieri con una mano, guarda dal finestrino e chissà a che pensa. Sembra così lontana.
Ormai di gente al volante ne ho vista, non è certo il mio primo semaforo questo qui, e poi le persone mi piace guardarle davvero.
Loro mica si guardano con la stessa attenzione. L'avete un po' persa voi, questa cosa del guardavi. Manco mentre vi fate la barba. Ho visto gente che se la fa guardandosi nello specchietto retrovisore! che roba!
Chi si mette le mani nel naso (che mi verrebbe da offrigli un fazzoletto, ma chi me lo fa fare dico io e passo oltre, non metto avanti nemmeno il cappello, che se mi dessero i soldi con la stessa mano mi darebbe pure fastidio) chi parla e gesticola come un matto, chi suona che è ancora rosso e già è incazzato la mattina presto. Chissà se è proprio nevrosi o antipatia per il colore. Mah.
Secondo me, c'è qualcosa che non torna. Voi mi guardate dall'alto in basso, come se io fossi un fallito della Vita, e voi quelli che questo mondo lo sanno cambiare. A me, non pare proprio. Io l'ulcera non so cosa sia, non ho un tetto fisso sopra la testa e tanto meno una macchina sputa smog. Eppure mi pare che il sole sorga tutti i giorni pure senza il mio nome in un conto in banca.
Come dice? io non faccio una vita dignitosa?
Forse dovremmo rivedere insieme in concetto di dignità, che ne dice?
Voi mi chiamate Barbone, e io davvero, mi accarezzo la barba e cammino tra i Vostri finestrini chiusi.
Non li aprite nemmeno d'estate che adesso c'avete il clima. E ve ne state tutti belli chiusi nei vostri abitacoli, c'è chi, quando mi avvicino fa scattare pure la centralizzata.
I finestrini ben serrati, hai visto mai che ci sia un po' di aria che passa.
Voi ve li perdete gli spruzzi della fontana. E mica solo quelli. E la cosa bella è che manco lo sapete. Non ve ne rendete conto.
A voi l'aria non è mai mancata.
Lei, la ragazza della fiat bianca, ad occhio e croce il clima non ce l'ha e il finestrino lo apre, ci mette fuori la mano e accarezza l'aria quando mette la prima e scorre via.
Io credo che forse qualche spruzzo della fontana lei l'ha sentito.
"Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti Paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta" (???????????????????) - discorso ufficiale di Mr Berlusconi a Onna il 25.04.09

Povera Patria
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
O per lo meno questa deve essere la nostra reputazione.
No perché è così che ci trattano e spudoratamente per giunta.
C'è da restare sconcertati.
E' mio desiderio rendervi partecipi di due chicche:
Stamattina apro il blog Voglio Scendere e trovo un articolo di Travaglio che mi racconta una cosa che mi era sfuggita ieri, giusto un paio di esternazioni di Silvio Berlusconi, cito testualmente:
"Intanto il premier va in Abruzzo e assolve preventivamente i costruttori che usano sabbia e merda al posto del calcestruzzo perché «un costruttore che in zona sismica risparmi su ferro e cemento è inimmaginabile, dovrebbe essere un pazzo e un delinquente», dunque inutile fare inchieste sulle case crollate perché «penso che possano stabilire che non ci sono responsabilità» e comunque «ritardano la ricostruzione»."
E chi sono io per dare torto al premier, voglio dire? (con p volutamente minuscola) sono talmente sporadici gli esempi di pazzi e delinquenti che costruiscono con sabbia di mare gli ospedali, che se ne fregano della vita altrui tanto casa loro è lontana chilometri e costruita come Dio e il buon senso comanda, che vuoi si trovino proprio tutti lì? in Abruzzo? Ma no, sicuramente via! siamo sempre così sospettosi, vediamo malizia dove non ce n'è. La verità ce l'ha già detta Padre Livio Fanzaga: il terremoto c'è stato e le case sono cadute perché Gesù voleva rendere la popolazione partecipe della Sua croce durante la settimana santa.
Le inchieste non servono a nulla. Se Berlusconi dice che pensa (l'uso del verbo pensare fa sempre di lui un inguaribile ottimista) che non ci saranno responsabilità deve essere per forza così. Popolo di malfidenti. Le inchieste rallentano la ricostruzione (e non permettono l'insabbiatura - appunto -della verità... )
Oggi poi, mi sento più beota e masochista del solito e scorrazzo allegra pure sul blog di Beppe Grillo, ma incappo in questo articolo: "Coprifuoco su kebab, pizze e gelati. Ora è vietato mangiarli per strada".
Cioè, fatemi capire: io vado a Milano, metti che ci trovo mia sorella. Decidiamo insieme di farci due passi, e che ne so, smangiucchiarci un panino ai giardini del castello sforzesco, invece no!
Giornata di sole che sia, si sta dentro al bar! ma se volessimo stare sotto l ombra dell'insegna del medesimo?
No! non se ne parla.
Guai poi, a farsi passare per l'anticamera del cervello che si possa camminare con un gelato o con una granita in mano mentre camminiamo per i mercatini di puttanizie. Reato!
Non solo: con pizza o kebab, stop alla cocacola/lemonsoda/birra & C...si possono bere solo le bevande prodotte in casa dagli stessi esercizi artigionali.
E mi chiedo: nemmeno l'acqua del rubinetto? (che mica la produci in casa quella ma "giunge" in casa).
E se il panino me lo sono portata io da casa? sa, signor vigile, la crisi incombe e io il pranzo me lo porto a sacco.
Roba che poi mi piglio pure la multa perché non ho con me lo scontrino dimostrante che l'acquisto del pane e salame sia avvenuto nel supermarket presente in terra patavina e quindi passo per quella che compra panini al mercato nero della sopressa!!! Reato da ergastolo, a dir poco.
Che dire? Sorè, fintanto che qui la cosa non si fa chiara, tu ed io Milano la si boicotta.
Si potesse boicottare pure il premier...
Ci sono persone che ti fanno sentire piccola. Ti scatenano dentro quel timore reverenziale che, alla loro presenza, ti fa abbassare lo sguardo e respirare più piano.
E alle volte se potessi renderti invisibile lo faresti. Chiuderesti gli occhi e diresti dentro te "adesso sparisco adesso sparisco..." .
Succede perché li vedi "grandi". Intoccabili, irraggiungibili. Succede con le persone che si ammirano, (che ovvietà), con le persone che rappresentano in qualche modo quello a cui noi, umilmente, aspiriamo.
Mi sono fermata mentre scrivevo. Ho riletto la frase precedente, ho aggiunto quell' "umilmente" prima di "aspiriamo".
Io non do alla parola Umiltà un eccezione negativa. Anzi. Io credo che, avvicinarsi a qualcosa che non si conosce, ma si vuole conoscere, con entusiamo, curiosità, energià ed umiltà, sia il modo migliore per capire e imparare.
Quando Lasolunga, mi ha scritto "mi piacerebbe che scrivessi qualcosa su Indro Montanelli", ho pensato: "ma chi? io? seeee". E solo il nome di Indro Montanelli, mi ha fatto sentire freddo alla punta delle dita. Lo stesso freddo che sento adesso mentre picchietto sulla tastiera. Mi capita sempre, sono nervosa per qualcosa, mi sento tipo sotto esame, e mi si gelano le mani. Io di Indro Montanelli so poco, alle volte credo di aver dormito per gran parte del mio tempo, e di non aver sfruttato al meglio il mio essere presente quando vivevano negli stessi giorni certi grandi. Per cui, oggi, se voglio vedere un' intervista di Indro Montanelli o di Biagi, devo ricorrere a youtube, che i miei ricordi "in diretta" sono a dir poco sfuocati. Ma la rete è una fonte inesauribile di dati, se usata bene puoi trovarci un universo di informazioni. Puoi selezionarle. Ed è quello che ho fatto oggi.
Credo che questa sia una delle foto più famose di Montanelli. Lui e la sua Olivetti Lettera 22, mai tradita per la tastiera di un pc. Sono rimasta a guardare questa foto per un po'. Ho lasciato che mi parlasse. Oggi siamo abituati ai giornalisti che si muovono avanti e indietro davanti oltre lo schermo in versione mezzo busto. Chi bene, chi male.
Alle volte di giornalisti di oggi sono più interessati a dare il profilo migliore al cameraman piuttosto che la notizia. La notizia ha perso di importanza o meglio, acquista importanza a seconda di chi, a quei giornalisti, firma la busta paga.
Chi vuole, se ne accorge.
Montanelli, il giornalismo servilista non l'ha mai accettato. "In Italia la libertà c'è: quella che non c'è, è l'abitudine a usarla. La maggior parte dei giornalisti, quando compongono un articolo, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in corpo da secoli e di cui non riescono più a fare a meno" Questo scriveva nell'Europeo nel 1960. (sì sì, ho scritto giusto: 1960).
Coerenza.
Questa brutta parola con cui il popolino scambia la mancanza di fantasia. Coerenza.
Di credere nelle proprie idee, difenderle "ho riempito la mia vita, le ho dato un senso battendomi per le cose in cui credevo e credo".
Hugo diceva "c'è gente che pagherebbe per vendersi". Montanelli a 85 anni ha sbattuto la porta davanti al "proprietario" (non certo padrone) del giornale da lui fondato e ha ricominciato da capo. Non si è venduto. Ecco.
Questo è il Giornalismo che io ammiro.
E' il Giornalismo al quale aspiro.
E' il Giornalismo che mi fa gelare le mani.
Lontano dai riflettori e dal fondotinta (badi bene: quando utilizzati in modo squallido), amo il Giornalismo che paga: quando il Giornalista denuncia e per colpa di quella denuncia perde la libertà. Ma non fa marcia indietro. Non cede ai ricatti. Il Giornalismo che non sceglie la via più facile.
Io credo nel Giornalismo che va contro le querele, contro i tentativi di censura, le polemiche infondate e gratuite, le pagine sprecate travisando le parole, se ne frega delle "riparazioni" e mostra coerenza con il suo essere Giornalismo scomodo.
"Se incontrate un giornalista ricco, diffidatene. Il giornalismo non conduce alla richezza (...) il giornlista ricco è un giornalista che puzza perché si è servito del mestiere per aggiungere altri obiettivi."
Il Giornalismo che sceglie di aver un unico padrone "il lettore": "È al lettore che mi rivolgo. E al lettore devo rendere conto. Senza assecondarne i pregiudizi, senza scrivere quello che vuole sentire, ma raccontando i fatti in modo che li capisca. Il lettore è il mio padrone. Il lettore è un padrone che mi mette al riparo dagli altri padroni e che è stato in più occasioni la mia guardia del corpo".
"Chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore. Si metta al suo servizo e parli la sua lingua. Non quella dell'accademia."
Leggendo questa frase ho ripensato a Roberto Saviano. Al suo monologo a "Che tempo che fa". Al modo limpido e chiaro, disarmante nella sua semplicità, con cui ha spiegato quei titoli di giornale che noi avremmo letto, magari sentendoli un po' stonati, ma che avremmo liquidato con un'alzata di spalle.
Al suo metterci, non solo la faccia, ma tutta la sua vita in gioco, per quello che crede sia giusto dire. "Credo che il giornalismo in Italia abbia svolto una missione, quella di strappare la cultura italiana dai suoi fortilizi, alle sue cosche mafiose". (ancora le parole di Montanelli nel '97).
Guardo fuori dalla vetrina di questo ufficio. Il sole non è molto convinto sul da farsi, mente il Vento soffia forte e fa inclinare gli alberi più sottili. Che però hanno capito che assecondandolo non si spezzano.
Ho sempre associato il Vento ad un cambiamento. Il Vento che sposta le cose, le nuvole, te le porta lontano o sopra la testa. Ti rende elettrici i vestiti.
Il Vento porta cambiamento e non conosce né confini né sbarre. il Vento non lo comandi. Certo, puoi servirtenere, impiegarlo, ma solo fino a quando a lui va di soffiare. Poi cambia direzione.
Mi piace pensare che il Vero Giornalismo sia come il Vento.
Comunichi il cambiamento.
Lo porti sulla faccia di tutti. Faccia alzare lo sguardo verso il cielo a capire che succede, anche a chi cammina pensando a fatti propri senza badare troppo a quello che succede in giro.
Fino a guando una porta non sbatte.
Proprio come quella che Montanelli sbattè nel '94 e il Vento portava con sè un virus che ancora non siamo stati capaci di curare. (Citazione da questa intervista Biagi - Montanelli non vi dico di più! guardatela!)
"Se volete fare questo mestiere, (...) non c è sofferenza che ve ne possa sconsigliare, e questo mestiere è bellissimo. Non conduce a niente ma è bellissimo. Il giornalismo si fa per il giornalismo, e per nessuna altra cosa."

“Queste sono delle vittime innocenti. Vittime di farabutti che hanno speculato sull’edilizia.”
Ha detto così il padre di uno dei ragazzi vittime di questo terremoto.
Io ero lì, a L’Aquila. Dormivo tranquilla, un po’ perché in fondo con le piccole scosse eravamo abituati a convivere, un po’ perché casa mia era costruita secondo le norme antisismiche, casa mia era un palazzo nuovo.
Quella notte tanti altri ragazzi come me sono andati a dormire con la mia stessa tranquillità. La differenza tra me e loro è che io sono ancora viva. Loro no.
Io sono viva perché casa mia era davvero antisismica. E loro sono morti perché…. già, perché sono morti?
Perché edifici teoricamente nuovi si sono sbriciolati più velocemente di costruzioni risalenti al 1500 (o addirittura al 1200)? Io non credo, come qualcuno ha detto, che porsi domande di questo genere rappresenti una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime.
Ricordo che, di prima mattina, una mia vicina di casa che possedeva un’auto si era recata alla questura lì vicino. Volevamo informarci se potevamo dare una mano ai soccorsi, sapevamo già che c’erano dei morti e ci sentivamo inutili a stare fuori dalle case, in pigiama, in balìa della paura. Questa ragazza, una volta entrata, si è trovata davanti un ufficiale che stava lì seduto a girarsi i pollici; questo signore le ha detto che per ora non si sapeva nulla, che quella sera, in un campo sportivo, si sarebbe tenuta una riunione aperta alla cittadinanza; lì si sarebbero coordinate le azioni di soccorso, chi voleva dare una mano avrebbe dato il nominativo e poi si sarebbe deciso chi doveva fare cosa…ma come?? Mesi di sciame sismico, e nessuno aveva pensato a stabilire un piano nel caso fosse successa una cosa simile?? Bisognava attendere la sera dopo il disastro???
Una ragazza che ha perso il fratello nel crollo della casa dello studente ieri ha detto “I nostri genitori ci mandavano qui a studiare…non a morire.” Non credo sia una mancanza di rispetto sottolineare che, come in tutte le catastrofi naturali, come nelle guerre, anche stavolta le prime vittime sono i poveri. I ragazzi che vivevano nella casa dello studente erano lì perché avevano vinto una borsa di studio. Erano lì perché erano delle persone meritevoli, non dei figli di papà viziati che stanno all’università per divertirsi. Le loro famiglie non erano in grado di mantenerli, perciò lo Stato avrebbe dovuto garantirgli il diritto allo studio.
Gli ha garantito il dovere alla morte.
Quel palazzo era del 1980. Ed era stato ristrutturato solo due anni fa. Eppure, l’intera parte posteriore è crollata. Ma non è una sorpresa per alcuni dei ragazzi, che giorni prima del crollo avevano segnalato la presenza di crepe nell’edificio, che durante le scosse dei giorni precedenti avevano più volte contattato i vigili del fuoco, ma non avevano ottenuto risposte, che lamentavano la totale assenza di scale d’emergenza.
Niente scale d’emergenza, in un edificio concepito per ospitare 150 persone… e se la tragedia non fosse successa in un periodo così vicino alle vacanze di pasqua? e se invece degli 80 studenti che vi si trovavano, l’edificio fosse stato pieno?
Uno dei soccorritori che scavava tra le macerie della casa dello studente, intervistato, ha esclamato con amarezza: “Ma quale cemento armato, questo, due colpi di pala e si sbriciola tutto!...”
Le parti più nuove dell’ospedale San Salvatore (le prime a crollare) sono state costruite da un’impresa nota come IMPREGILO, la stessa impresa responsabile dello scandalo della spazzatura a Napoli (che ci ha riempito d’orgoglio con il resto del mondo) e la stessa che, a quanto sembra, avrà affidati i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina.
La più grande ditta produttrice di cemento armato in Italia è da mesi sotto sequestro, accusata di rapporti con la mafia e di truffa, ossia di rubare, impiegando pochissimo cemento e troppa ghiaia e altri materiali inerti negli edifici che costruiva.
Nelle intercettazioni si sentono i costruttori fare dialoghi del tipo:
“Quanta sabbia vogliamo mettere oggi? E quanto pietrisco?”
“Ma non potremmo fare le cose a norma almeno questo mese?”
“No no, viene a costare troppo…”
E’ UNA MANCANZA DI RISPETTO DIRE CHE QUESTI SONO DEGLI ASSASSINI, CHE DEVONO MARCIRE IN GALERA, CHE BISOGNA FARE IN MODO CHE NESSUNO, MAI PIU’, PER IL RESTO DEI LORO GIORNI, GLI CONSENTA DI SVOLGERE IL LORO LAVORO?
Non credo neanche che abbia mancato di rispetto il giornalista che, durante la conferenza stampa, ha chiesto al nostro presidente del consiglio perché i soldi del “Piano Casa” non erano stati usati per rinforzare gli edifici già esistenti, invece di costruirne di nuovi.
“Non abbiamo la bacchetta magica… mica possiamo fare tutto antisismico….” È stata la risposta.
È vero, non hanno la bacchetta magica. Hanno sei miliardi di euro per costruire il ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto che gli architetti più famosi del mondo hanno definito irrealizzabile. Un’opera che non starà mai in piedi. Ma si sa, che gli architetti famosi sono tutti ex agenti del KGB.
E poi, già, il Piano Casa… ma in quanti sanno che il Piano Casa elimina il ruolo dei comuni nel controllo della stabilità degli edifici, ruolo delegato esclusivamente al proprietario e al progettista? E se il proprietario e il progettista decidono di andare al risparmio, chi gli impedirà di fare i loro porci comodi?
Ma si sa, l’Italia è un Paese dove si indaga, fino a che non si tocca uno importante… allora si cambia la legge.
Come dice il prof. di urbanistica Antonello Boatti, le norme antisimiche possono essere applicate anche per recuperare edifici antichi…le università se ne interessano da tempo. Ma naturalmente, queste tecnologie richiedono denaro, e in Italia i fondi alle università vengono tagliati.
A piangere ora siamo bravi tutti. Chi non piangerebbe alla vista di una madre che si dispera sulla bara del figlio? Chi non proverebbe rabbia? Purtroppo, l’Italia storicamente è un paese che batte i record per le indignazioni più brevi del pianeta. Pian piano, la gente ritornerà alle proprie vite, a lamentarsi del tempo e dell’inflazione…ma nelle famiglie che hanno perso un figlio, un fratello, un genitore, quel posto vuoto a tavola ci sarà per sempre, ogni giorno; quei sorrisi giovani e pieni di vita, gli abbracci e le carezze di quei ragazzi, saranno per sempre una mancanza lacerante nella vita di chi li ha amati.
E quel qualcuno (perché qualcuno c’è di sicuro) che ha la responsabilità di tutto questo, dovrà pagare per le vite che ha spezzato. E noi, studenti sopravvissuti, non dovremo avere pace finché questo non avverrà. Il nostro fiato sul collo sarà la loro tortura. Come dice Marco Travaglio, tante volte è stato detto “Mai più”, fino al terremoto successivo. Stavolta, nessuno deve dimenticare.
Noemi Alagia
Studentessa del secondo anno in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, L’Aquila
Sms per l'Abruzzo 48580
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo
qualunque ingiustizia commessa contro chiunque
in qualunque parte del mondo
Ernesto Guevara de la Serna
mi porto dentro giorni di sole tiepido. la pelliccia di un orso, calda e viva sulle spalle. un sorriso timido che viene fuori a tradimento, quando mi incanto a fissare un punto nel vuoto, (che vuoto non è mai), e spazio con la mente, tra fax e bollette da pagare.
e poi? e poi mi sento smarrita e sconsolata. davanti all'inevitabile. alla drammaticità di un fatto che, prevedibile o no, poco importa ormai. già. che poi magari prevedere un terremoto può pure essere difficile, ma che una casa sia pericolante lo vedi pure senza ricorrere ai tarocchi. penso io nella mia mentecatta ignoranza, dovrebbe essere buon senso. poi chissà...
ti senti inerme. come sempre davanti alla disperazione di chi si trova a perdere tutto.
ti senti rabbiosa. e, visto che siamo sotto pasqua vorresti aprire la testa come un uovo a quel tuo collega che ti sente mormorare "cazzo... sono già 31 morti..." e lui risponde "pensa te quanto ci verrà a costare!!!" e tu pensavi che questo fosse un uomo, in realtà è un gentilini, "immagino e spero tu stia dicendo "quanto ci costerà in termine di vite umane... nooo?" "eh. no... in termine di soldi... che i quelli mica sono come i friulani"... allora conti... 1.... 2.... 3... prendi la cornetta del tefono la alzi sopra la sua testa... e poi pensi.. 4.... 5.... qualcuno lo perdoni perché non sa cosa sta dicendo" 7...8....
in internet dicono che ci sono stati i primi arresti per sciacallaggio... eccoli... li sciacalli già all'opera e io mi dico "evvai... hanno arrestato bruno vespa ed emilio fede finalmente..." e invece no. parlano di quelli che girano tra le rovine.
gli sciacalli dell informazione sono al loro posto, pronti a contendersi l inquadratura migliore dell ultimo ferito estratto dalle macerie, del pigiamino sporco di sangue di quella bimba che non ce l ha fatta. e parole e polemiche e quel gusto subdolo di mandare il dolore in diretta come ci si ferma in autostrada a guardare l incidente, che se ci scappa il morto lo guardi meglio e magari fai la foto con il telefonino.
ma che colpo di fortuna, dice poi qualcun altro. questa è un ottima occasione per far approvare quella nuova legge sulle case, e se convinciamo mary poppins a venire a trovarci, gli ridiamo le loro case in 24 mesi...
anche per il terremoto in umbria era stato detto qualcosa di simile... mi pare...
ironia della sorte sembra che non aspettasse altro. e io penso dentro di me. che schifo. e mi viene poco altro. accendo la tv e la rispengo lasciandomi cadere la braccia lungo i fianchi e penso "ma cambierà mai?" e ti viene da dire.. "che cazzo scrivo a fare? perché indignarmi? non serve a nulla..." poi per fortuna pensi che sì, è vero. ormai non dovremmo più stupirci. ma come non ci si deve più stupire non si deve correre il rischio di rassegnarci. che la Vita è ben altro. si potrebbe di gran lunga viverla meglio di così.
se il battito di una farfalla può scatenare un uragano, se si soffiasse tutti controccorrente, magari si cambia qualcosa. o per lo meno sarà valsa la pena di provarci. vale sicuramente la pena di tentare. siempre. e penso che, ci saranno momenti in cui mi sento sconsolata, ma non credo mi stancherò mai di ripeterlo. non rassegnamoci mai. non smettiamo mai di opporre resistenza e difendere ciò in cui crediamo.
Ps. Lucià tra i commenti citava gli sms per fare una donazione il n. è questo 48580 da Tim, Vodafone, Wind, 3Italia e Fastweb e si dona 1 euro.
QUI un analisi molto interessante di Marco Travaglio, sono d accordo, è piuttosto lunga, ma ne vale la pena. si cazzeggia tanto, leggiamo un poco.

buon fine settimana
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