Sonia S.
"Qualunque cosa si dica in giro,

parole e idee possono cambiare il mondo".

L'attimo Fuggente.

mercoledì, novembre 18, 2009
Non ho il dono della sintesi.
La discussione con Siana, questa qui, ha messo in moto la mia mente su pensieri e considerazioni. Non mi aspettavo che, un semplice gioco di parole e numeri, potesse attrarre riflessioni così ampie. Voglio dire, sono partita da un 2 che mi faceva lo sgambetto e siamo finiti a parlare di Roberto Saviano, di mafia, omertà e complicità.
A questo punto non sono più i numeri a frullarmi per la mente, ma parole. All'inzio in ordine sparso, appaiono così dal nulla senza lasciarmi presagire dove andranno a parare.
Pensate alla parola Potere. Al significato della parola Potere.
No, non andate a cercare la parola sul dizionario. Premetto. Tutti siamo più o meno consapevoli del significato di questa parola. Lo sforzo che vi richiedo è un altro: pensate a cosa vi evoca questa parola.
Potere.
Immagini: un re. un re con il suo scettro. la scena del film il gladiatore in cui l'imperatore di Roma decide la sorte di un uomo con il movimento di un pollice.
Potere.
La legge. Chi governa. Il Capo di uno Stato, il Capitano di un industria. "Sono uomini di potere" si dice. Il capo di un clan.
Il potere lo tiene chi comanda o governa qualcosa. Insomma, almeno come evocazione, l'idea di potere ci fa pensare ad un singolo indivuduo investito di una qualche carica. Poi ci viene facile associarlo a concetti negativi, tipo Abuso di potere. Strapotere. E via dicendo.
E' così?
Secondo me, questo è quello a cui siamo stati educati a pensare. Ed è quello che ci fa comodo pensare.
Il Potere non è una cosa che appartiene ad un singolo, le cui caratteristiche peculiari sono superiori ad altri individui.
Il Potere, quello vero con la P maiuscola è quello che è in mano al Popolo. E' quello che sta in mano ad ogni singolo cittadino di questo Bel paese. Il problema è che non lo sappiamo. E se lo sappiamo è molto più facile credere e convincerci che non è vero.
Questo Potere è il Libero Arbitrio. Tutti ivi compresi i bambini sono dotati di Libero Arbitrio. Cosa significa?
Signori e signore: Voi, dico tutti Voi potete scegliere.
Ogni momento ogni istante Voi siete liberi di scegliere. Da come vestirvi la mattina, alla marca di dentifricio da usare, a come passare il futuro fine settimana, se, compatibilmente con le vostre possibilità, potete dare un segnale che esistete e siete in movimento. E la vostra scelta scatenerà un meccanismo per cui andrete ad influenzare la vita altrui.
Un esempio senza cadere nella retorica del tipo "sono tante gocce a formare l oceano"  preferisico un fatto concreto.
Quando ci fu la raccolta fondi per l'Abruzzo, si poteva mandare un sms da € 1 con il proprio cellulare. E uno diceva "sì vabbè... un euro... che ci fanno con il mio pidocchioso euro?" 
il dato che ho trovato in rete dice che al 29 maggio i soldi raccolti con gli sms erano circa 18 milioni di euro.
Se la riflessione "sì vabbè... un euro... ecc ecc" fosse stata fatta prima di dare invio nella tastiera del cellure, il risultato sarebbe stato lo stesso?

A noi, popolo bue perché lo si vuole, ci è dato di scegliere.
Possiamo decidere se dare invio, o spegnere il telefono. Possiamo dire Basta o fare spallucce e andare avanti. Possiamo indignarci per qualcosa che leggiamo e ci sconvolge e decidere che di deve fare qualcosa, o imprecare contro la pioggia.
Possiamo anche decidere di fare nostre le battaglie di chi, nella melma fino al collo, non riesce da solo a venirne fuori.
Ecco perchè ci sono associazioni che aiutano le prostitute che vogliono uscire dal giro e non sanno come fare.
Ci sono le comunità per i tossico dipendenti.
Ci sono magistrati che sfidano la mafia.
Ci sono magistrati che applicano la Legge, anche quando significa andare contro l'Abuso di Potere perché all'università hanno studiato che L'Italia è uno Stato di diritto. E ci credono. Vogliono guardarsi allo specchio e non farsi la barba a memoria.
Ci sono stati i partigiani e i rivoluzionari.
Ci sono scrittori che, per carattere o indole o attitudine, decidono che non vogliono scrivere un romanzo per vedersi in libreria, vogliono provare a cambiare qualcosa.

Roberto Saviano non è un predestinato. Non è nato come Gesù Cristo, con l'aureola in testa e con lo scopo di salvare l'Umanità dalla Morte. Roberto Saviano è diventato Roberto Saviano perché ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Lui non la voleva la scorta, non l ha cercata, gli sta pure stretta. Ma ha scelto di prendere una posizione scomoda. Per se stesso e per la sua famiglia. Ne paga il conto, ma non torna indietro.  
Come hanno scelto i Napoletani che, visto il video dell'assassinio di un pregiudicato il mese scorso, hanno riconosciuto e denunciato, fatto il nome dell'assassino.
Non tutti l'hanno scavalcato sul marciapiede, non tutti hanno continuato a fare la spesa. Hanno scelto. Anche se quello a terra non era uno stinco di santo e potevano dire "beh, è solo uno di meno". 
 
Nella vita di tutti i giorni, noi possiamo scegliere a chi dare retta. Quali programmi guardare. Quali giornali leggere. Non è una cazzata, non è cosa di poco conto. Chi la "fa" la televisione, sa che il Grande Fratello è un programma idiota fatto per gli idioti e lo trasmette 24 ore su 24. Sono i programmi scomodi, quelli che ti fanno dire "oh ma dai... funziona così?" che fanno paura. E si accampano scuse per non mandarli in onda.
Siamo noi a poter decidere che Vita vogliamo condurre e soprattutto se davvero vogliamo condurla.

Noi abbiamo il Vero Potere.
Noi abbiamo il Potere di decidere da che parte stare.
Nessuno ci chiede, e questo non mi stancherò mai di dirlo, nessuno ci chiede di diventare tutti dei martiri.
Ma se ognuno, per quello che può, decide di cambiare la corrente, anche semplicemente aiutando il vicino di casa a portare le borse della spesa.
Chiedendo al Comune di far mettere cemento in quella buca del marciapiede dove tutti inciampano. Prendendosi la responsabilità di fare una telefonata dicendo: "scusate, magari è una segnalazione a vuoto ma io sento odore di gas quando passo in Via Vattelapesca".
Aiutando una madre con la carrozzina a salire le scale del sottopasso della stazione.
Impedendo ad un cretino di parcheggiare sul posto per i disabili dicendogli "Guarda, sposta la macchina che c è a chi questo posto serve davvero" a costo di sentirsi dire "fatti i cazzi tuoi" e a quel punto sarebbe carino chiamare direttamente i Vigili urbani, perché passare oltre dicendo "stronzo" non basta.
Comprando i regali di Natale in un negozio equo solidale, e potrei andare avanti ancora per non so quante righe.

Non ci servono eroi.
Abbiamo un gran bisogno di Uomini.
Scritto da: syssa alle ore 16:16 | link | commenti (8) | categoria: convinzioni
mercoledì, novembre 11, 2009
Sto dando i numeri

Il 2 mi ha fatto lo sgambetto e, inciampando, mi sono infilata con la testa proprio dentro una delle pance dell'8 che ora fa la ulaop intorno al mio collo.
 E, invece di aiutarmi, il 9 mi prende in giro, spacciandosi per il 6, ma dovrei capirlo che non è lui, il 5 non lo guarda nemmeno, lui che dal 6 non sposta mai lo sguardo.
Il 7 si è inventato una marcia a ritmo di The Wall dei Pink Floyd, forse si crede un martello.
L'1 cerca di seguirlo a tempo, ma si vede che si sente troppo solo, il 4 mantiene l'equilibrio come una ballerina, poggiando su una gamba sola.
Grande assente il 3, ma lui è perfetto e qualcuno, ancora, si chiede se esista davvero.
Scritto da: syssa alle ore 18:20 | link | commenti (27) | categoria: pensieri sparsi, leggerezza
martedì, novembre 03, 2009
Di citazione in perplessità...

Sono perplessa:

Il Dott. Umberto Veronesi, su il Corriere della Sera, tempo addietro aveva dichiarato  “Il nucleare è una scelta inevitabile e sicura, per tutto il mondo e per l’Italia in particolare” e, non contento proponeva: «Dieci centrali nucleari in Italia nei prossimi 10 anni». (e fanculo al referendum del 1987! )
            Io non so voi, ma quando sento parlare di nucleare, mi torna sempre in mente Chernobyl , con i suoi bambini che vengono in Italia per curarsi e le leucemie fulminanti e i tumori devastanti. Voi mi direte, sono passati anni, la tecnologia è cambiata. Già, ma sempre di uranio si tratta, no? Sbaglio? Sono qui, orecchie aperte: spiegatemi.
Poi spiegatemi anche perché, andando sul sito della Fondazione Veronesi, tra i partners sostenitori della stessa, appare il logo dell'ENI.
Ed io che alle volte mi sveglio curiosa come un gatto che ci lascia lo zampino, leggevo, proprio sul sito dell’ ENI una notizia del Sole 24 Ore di luglio 2008 "Eni sta considerando di realizzare alcuni impianti di energia nucleare per il Medio Oriente. Scaroni ha aggiunto che Egitto e Algeria sono tra i possibili candidati".
Chiaro che se si parlasse di farle in casa nostra, Eni sarebbe comunque la prima a mettere le mani sui progetti, o no?
Mumble, non è un chiaro esempio di Conflitto di Interessi? 


            Inizio ad odiare Topo Gigio.
Nei miei sogni proibiti lui si becca l'influenza suina, e trattandosi di un topo entra in crisi d’identità e si ammazza impiccandosi ad un filo di lana.
Perché?
Perché appare in tv per dirmi che devo lavarmi le mani, soffiarmi il nasino con un fazzoletto di carta che poi si butta (ma toh, io li conservo per ricordo dal 1982), quando si tossisce lo si deve fare con la mano davanti alla bocca (questo me l ha insegnato mia madre nella primavera del 1978) e se hai la febbre stai in casa.
In compenso se provo a salire su un autobus alle 7 e mezzo del mattino quando i ragazzini vanno a scuola, è già tanto si riesca a salire, se poi in qualche modo, sgomitando passi la porta, diventi un ammasso di carne schiacciato contro un altro corpo, modello scatola di sardine. Tra me e il compagno di viaggio non passa uno spillo, ma i bacilli hanno corsie preferenziali mica da ridere.
Non solo.
I tg si aprono con "è morta la xima persona di influenza A". e tu dici "oh cazzo". Poi ascolti meglio e ti dicono "sì, aveva l influenza A, ma era cardiopatico, era obeso, aveva il diabete, l asma, insufficienza renale e un unghia incarnita".
E tu resti lì con la faccia da ebete e un punto di domanda in fronte.
Parlano di normale influenza, forse appena un po' più fastidiosa. Però subito dopo dicono "bisogna ricorrere al vaccino per scongiurare la pandemia e il rischio di morte (pandemia: è una epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata. wikipedia) e la faccia da ebete peggiora.
Poi, sempre se sei di quelli che non si accontentano delle parole di Emilio Fede & C. cerchi nella rete ci sono articoli da fonti vari che ci dicono questo, ad esempio:
(cito)  (link ove trovare la seguente citazione)
Utilizzando i dati ricavati liberamente da internet si desume che il totale dei contagiati nel mondo dal virus A/H1N1 è giunto a 50.470 e le morti sono 3.460. La popolazione mondiale si è attestata al 1 gennaio 2009 su 6.750.819.383 di individui, quindi il totale dei contagiati equivale al 0,00007% della totalità. Dalle stesse fonti si riscontra che annualmente una normale influenza stagionale miete direttamente o indirettamente dalle 250.000 alle 500.000 vittime l’anno. Viene forse dichiarata una pandemia all'anno?
E proprio a volerla dire tutta, nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi.
detta così, la cosa mi sembra un po' diversa. A voi no? 

                Il 31 ottobre il presidente Silvio Berlusconi dice "Anche se condannato non mi dimetto". E che farebbe? trasferirebbe Palazzo Chigi a Regina Coeli?

Scritto da: syssa alle ore 10:54 | link | commenti (19) | categoria: pensieri sparsi, riflessioni
venerdì, ottobre 23, 2009
La torta di mele
Amon teneva la carta da lettere nello stesso cassetto dove riponeva anche il tabacco per la pipa.
Quando il postino mi recapitava le sue lettere, prima di leggerle le annusavo. Un po' come si fa con il vino, prima di berlo. Lo si pregusta ad occhi chiusi, facendosi portare dalle percezioni nella terra in cui è nato. Non amo il fumo della pipa, ma il profumo del tabacco sì. Alla fine leggevo parole e sensazioni. Il più delle volte non riuscendo a percepire più il confine tra le une e le altre.

Ieri mi è arrivata una mail che profumava di torta di mele.
Difficile da immaginare vero? La carta è tangibile, la tieni in mano, l'annusi. Sai che chi ha scritto l'ha toccata prima di te. La mail no. Sono byte impazziti che viaggiano nella rete e fanno Vienna - Cicago in poco meno di un secondo. Eppure.

Eppure sapeva di torta di mele.
Quando mia madre cucina la torta di mele è un gran bel momento. Non ha nulla a che fare con quella pubblicità della cameo con la tizia che registra in segreteria "non ci sono per nessuno sto facendo la torta". Due buste di carta bianca svutate in una ciotola, tre minuti di sbattitore e via, uhm che bontà.
Mia madre le mani se le sporca, quando prepara le torte. La farina va passata, ha ancora un vecchissimo passino in legno, lo ricordo da che ho memoria. il burro va tolto dal frigo insieme alle uova almeno un paio di ore prima di inziare e poi ci sono le mele da sbucciare, il limone, l'uvetta... Arrivare al giorno della torta con il sacchetto di uvetta integro era dura, quando ero piccola. Perché è buona da matti e si rischiava di rubarne sempre un po' oggi, un po' domani e arrivare al giorno della torta,  con il sacchetto quasi vuoto. Se questo capitava di mercoledì era delusione pura. Al mercoledì pomeriggio qui gli alimentari erano chiusi. E i supermercati non stavano ad ogni angolo aperti 24 ore su 24. Così mia madre la metteva dentro al mobiletto della cucina, quello di ferro. Quando si apriva lo sportello si sentiva un "clac clac" fino in camera da letto (l'appartamento era piccolo), e rifaceva "clac clac" quando chiudevi. Tu facevi Gatto Silvestro fino in cucina, e lei dalla camera diceva "stai cercando qualcosa?" e tu "ehm... no... uno stuzzicadente per pulire il centurino dell'orologio" (come cavolo ti veniva in mente) "allora è nell'altro mobiletto, quello in legno".
Già. Le cose che non suscitavano il minimo interesse erano in quello con gli sportelli in legno, assolutamente silenzioso. La nutella, quelle poche volte che c'era, l'uvetta e lo zucchero in granella nel mobiletto di ferro.
Ad ogni modo ci vogliono gli ingredienti giusti, quelli veri. Non quelli liofilizzati.
Ci vuole il lievito, lo stuzzicadente da affondare nella pasta per vedere se è ben cotta pure dentro. Ci vuole il tempo di lasciarla raffreddare e il profumo che invade casa.
Ci vuole TEMPO.
E quando il tè è pronto e si taglia la prima fetta, rompendo appena quella glassa leggera di zucchero cotto che si forma sopra (che buona la crosticina!!!) è un momento quasi mistico. E' il tempo che si ferma e ti fa dire pausa. Adesso si respira piano. E ci si riprende un po' di tempo. Per stare zitti a masticare piano, per fare i complimenti alla cuoca, per raccontarsi quell'ultima novità che ancora non t ho detto.

Ecco. Una mail che sa di torta di mele ha questa immagine e tu la percepisci così.
Tutto sta nel mittente. No,  non nella sua "abilità" di saper scrivere. Ma da quanto di sè mette in quelle righe, da quanto si preoccupa di essere piuttosto che darsi una parvenza. Una persona genuina evoca immagini genuine. E la cosa bella è che lo fa inconsapevolmente. Lo fa perché è lei che è così. 
Non conosco tante persone così. Però, sono fortunata. Ne conosco.
Del resto nemmeno mia madre fa la torta di mele tutti i giorni. 
E forse è proprio questo che la rende così speciale.
 
Scritto da: syssa alle ore 10:04 | link | commenti (16) | categoria: pensieri sparsi, leggerezza
martedì, ottobre 20, 2009
...

 

My love
I'll never find the words, my love
To tell you how I feel, my love
Mere words could not explain

 

E mi ritrovo a cianciare, a iniziare un post che poi non so nemmeno dove voglia portare. A cercare un inizio intrigante, una frase accattivante e poi “seleziono tutto e cancello” . perché poi è inutile girare intorno alle cose, il pensiero, il concetto è lì sulla punta delle dita e l unica cosa da fare sarebbe lasciare che uscisse da solo.

 

Precious love
You held my life within your hands
Created everything I am
Taught me how to live again

 

Oggi sono tornata a scorrere vecchie pagine di questo vecchio blog. E’ stato come tornare all’inizio di un sentiero, appena accennato. Nessuno l’aveva marcato davvero, era solo l’erba appena calpestata da passi incerti. Poi si è iniziato a vedere il ghiaino, e infine una strada vera, non senza ostacoli. La sensazione più forte che ho, è che pur rendendomi conto, oggi di aver camminato in salita, in quel momento non mi sembrava di fare fatica.

 

Only you
Cared when I needed a friend
Believed in me through thick and thin
This song is for you
Filled with gratitude and love

 

Invece di ostacoli da superare non ce ne sono stati pochi. Dal giorno in cui mi dicesti “sei una bella scoperta” ne sono cambiate di cose. Le pause pranzo passate al telefono con mia sorella sotto il pioppo. Il fuochi d’artificio per aver piantato il bavoso e il suo ufficio. Il primo cd arrivato per posta con un cartone dell’avvitatore nuovo. E poi ancora una foto dalla Sicilia, lasciarmi alle spalle un biglietto d’autostrada lombardo e soprattutto iniziare a credere che forse, anch io potevo chiedere di più. Fino al tempo scandito secondo i tempi di un treno, e l’ospedale l’operazione la paura che ti ho raccontato e sei stato in grado di sentire.

 

God bless you
You make me feel brand new
For God blessed me with you
You make me feel brand new
I sing this song 'cause you
Make me feel brand new

 

Ti ho scritto su un biglietto che uno dei miei sogni sarebbe quello di realizzare i tuoi. Perché tu riesci a realizzare i miei. Mi sembra ancora impossibile vedersi materializzare i miei pensieri nelle tue mani. Prima ancora che siano chiari nella mia testa, prima ancora che io riesca ad ammettere un desiderio con me stessa, tu mi prendi per mano e me lo mostri. Credo sia la prima volta che mi ritrovo a non aver paura di desiderare. O di pretendere.

 

My love
Whenever I was insecure
You built me up and made me sure
You gave my pride back to me
Precious friend
With you I'll always have a friend
You're someone who I can depend
To walk a path that never ends

 

“Andrà tutto bene”. In queste pagine virtuali che da anni ospitano i miei deliri, quante volte ho scritto che mi sarebbe piaciuto sentirmi dire queste semplici parole. Quante volte mi sono ritrovata a dirle a qualcun altro e poi a ripetermele da sola. Invece con te mi posso permettere il lusso di non sentirmi necessariamente forte e decisa e razionale. Amo questa sensazione di appartenenza. E come faccio a spiegarti cosa intendo? Dimenticavo… non serve… avrai già capito: tu cammini con me, su quel sentiero.

 

Without you
My life has no meaning or rhyme
Like notes to a song out of time
How can I repay
You for having faith in me



senza di te
la mia vita non ha significato nè rima
come una canzone fuori tempo
come posso ripagarti
per aver avuto fiducia in me


Scritto da: syssa alle ore 18:32 | link | commenti (2) | categoria: convinzioni
giovedì, ottobre 15, 2009
oltre le gambe, c è di più?

In ufficio squilla il telefono:
"XXZ buongiorno...?"
"buongiorno, cerco il sig. Tizio".
"buongiorno a lei. con chi parlo mi scusi?" (sarebbe carino che uno si presentasse di tanto in tanto. a me gli anonimi stanno sulle palle di principio...)
"ehm, sì, sono Caio. c è Tizio?"
"gentilmente mi dice il motivo della chiamata?"
"è per il prodotto di chi siete agenti... ero interessato"
"capisco, le do direttamente il numero dell'agente di zona, lei è un privato?"
"sì... siamo un azienda"
"ah.. allora un azienda"
"sì ma privata... in pratica siamo GLI UTILIZZATORI FINALI".

l'orlo del baratro lo vedo sempre più vicino. sarà che ieri finalmente mi hanno dato gli occhiali con le lenti nuove. ma tutto appare tragicamente nitido. 
che si parli di materiale elettrico o di donne poco cambia. si è utilizzatori finali. questo termine, o meglio, questi due termini insieme non facevano parte del nostro parlato finché l'avvocato Ghedini non ce li regalò facendo free climbing sugli specchi. ora te li ritrovi sempre in mezzo. un po' come accadde per il termine "rimpolpata". do you remember?
e comunque, se da un lato parlando di prodotti elettrici ci può stare, trattandosi di una persona, seppur imprenditrice di se stessa e della propria vagina, fa un certo effetto.
qualcuno potrebbe dirmi che è comunque commercio. più che una compravendita è un "noleggio", ma che sempre commercio è. però... 

in ogni caso non è che la Donna in questo periodo ci stia facendo una gran bella figura. è da un po', sicuro, che le cose mi sembrano stonate, ma ultimente mi sembra che la cosa stia peggiorando. almeno un giorno sì e uno no mi ritrovo a pensare "anni di femminismo buttati nel cesso". e la cosa peggiore è che siamo proprio noi donne a darci sta zappa sui piedi e sorridiamo pure smorfiosette mentre lo facciamo. è ridicolo.
le Donne sono scese in piazza a manifestare, si sono prese manganelli in testa dalla polizia, dai mariti/frattelli/padri, per poter dichiarare la loro libertà e non solo quella sessuale. la loro libertà di dire di no. il loro pretendere gli stessi diritti dell'altra metà del cielo. poter decidere quando volere un figlio. E non è che si abbia vinto su tutto eh... hai voglia.
Signore mie, il delitto d'onore è stato abrogato nel 1981. mica è medioevo! e comunque, tale diritto era valido solo quando quella a schiattare era la moglie/figlia/sorella. (eh si sa, l uomo è cacciatore il suo tradimento è meno grave...). 

oggi sembra che di quello spirito non sia rimasto niente, o meglio. io voglio pensare che vogliano farci intendere che di quello spirito non sia rimasto niente.
Si parte dal presidente che delle donne è l  utilizzatore finale e detto così, pensavo che la pubblicità delle patatine pai, quella con rocco potrebbe farla lui.
bello che ad un tavolo durante una cena, ci siano ragazze di bella presenza da guardare, lo trovo piacevole" credo che in una delle tante conferenze stampa dicesse una cosa tipo questa... un bel centrotavola di fiori freschi, in effetti, non rende uguale.

ci sarebbe da parlare di veline e non, con gli stacchetti musicali nei programmi alle 8 di sera, ma se ne parla già che basta. vi risparmio il mio pensiero sulla Marcuzzi e il suo wustel e sul resto delle riprese della sua ultima fatica perché mi fanno venire l ulcera. 

guardo con stupore chi si finge stupito quando vengono fuori storie del tipo "la quattordicenne davanti alla web che si spoglia per una ricarica sul telefonino" o che in discoteca si stordiscono di alcool, fanno sesso a pagamento tanto il giorno dopo non ricordano nulla e hanno i soldi. Signore mie, con l esempio che hanno davanti gli occhi ogni santo giorno, non è che ci si possa aspettare qualcosa di diverso. no? poi magari a 18 anni possono decidere se fare la velina o l eurodeputata. 

Un po' di autocritica? No?
Le Donne non sono questo. Non devono ridursi a questo!!!

l'8 ottobre, la quarta Donna in tre giorni ha vinto un nobel. anche a Women and Space erano tutte Donne. astronome e astrofisiche, (no, le astrologhe no...) scienzate... sarebbe stato bello sentirne parlare e non solo da Concitta De Gregorio. sono due esempi eclatanti, ne convengo. vi garantisco però che si può essere Donna di carattere pure senza mostrare le tette, o mettere le proprie chiappe in faccia alla telecamera, o noleggiare la propria vagina in cambio di una concessione edilizia. davvero possiamo passare dal modello Nilde Iotti a Carfagna come se niente fosse?

facciamoci ispiarare dalle Donne. e non da donnicciole chantose. 
Ve lo chiedo per favore.
Riprendiamoci il senso della parola Dignità, senza aspettare un 8 di marzo che mai potrebbe risultare più vuoto e patetico se resta solo un giorno per andare a vedere uno spettacolo di stripman. 

 

Scritto da: syssa alle ore 12:08 | link | commenti (24) | categoria: riflessioni, donne, convinzioni
martedì, ottobre 13, 2009

Scritto da: syssa alle ore 12:25 | link | commenti (5) | categoria: leggerezza
giovedì, ottobre 08, 2009
Dio esiste (e non usa il fondotinta)

Quando un immagine dice di più di tante parole!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 patapumfetteee...

Scritto da: syssa alle ore 14:56 | link | commenti (11) | categoria: convinzioni
mercoledì, ottobre 07, 2009
Ritorno al futuro.

 
Oggi sono io.

(aggiornamento visti i commenti... oggi sono un po' più io di ieri! ... gneco)
(meglio?)
Scritto da: syssa alle ore 10:07 | link | commenti (23) | categoria: convinzioni
lunedì, ottobre 05, 2009
extraterrestre, portami via...

Quando uno pensa di aver toccato il fondo, ecco che si accorge che nella caduta è stato fornito di pala, e questo Paese continua ad andare sempre più in basso.

La Sicilia è in ginocchio.
La tv ci regala immagini che siamo abituati a guardare, svogliatamente, quando si parla di uragani nelle Filippine, o giù di lì. Strade che sono fiumi di fango. Persone che vengono recuperate dai tetti delle loro case, auto travolte e dispersi.
Persone, intere famiglie che non sono riusciti a dare cenni di sè, forse travolta dall'onda di fango, dalla frana. Ma non sono le Filippine, non è una località di un altro emisfero. Siamo a Messina. In Sicilia. Siamo A CASA NOSTRA. E' LA NOSTRA TERRA.
Perché non è accettabile dire "oh com è bello il nostro mare" solo per 15 giorni d'estate e poi altri 350 giorni all'anno ogni problema sono cazzi loro.
Invece pare che si funzioni proprio così.

Esistono tragedie e morti di serie A e morti di serie B. E da spartiacque? Le elezioni europee? Direte che sono maliziosa, ma non riesco a togliermi questo pensiero da qualche giorno a questa parte.

Ieri i campi di calcio hanno rispettato un minuto di silenzio. Solo in Sicilia però. Tutto il resto del campionato ha fatto come se niente fosse.
All'Aquila il nostro beneamato premier era lì solo qualche ora dopo il terremoto. A Messina c è arrivato domenica. Con calma. Una conferenza stampa veloce (e senza domande, ormai le domande sono demodè) e poi a sorreta.
E le compagnie telefoniche? dove sono finiti i numeri di telefono dove, chi volesse mettersi una mano sul cuore e una sul portafogli può fare una donazione con il telefonino?
All'Aquila Bertolaso ha dovuto dire "fermate i volontari, non venite più qui che siete troppi e non sappiamo più dove mettervi".
All'Aquila i primi giorni, le prime ore, non erano per le polemiche. Erano le ore del cordoglio. Qui si va dagli sfollati dicendo "Eh... l abusivismo...la mafia.. .eh... lo sapevate no che andava a finire così...".
Il presidente del consiglio dice "Poteva andare molto peggio  perche' la montagna poteva smottare ancora di piu' di quello che e' accaduto travolgendo centinaia e centinaia di persone". Oh ma se per quello poteva pure iniziare ad eruttare l Etna, e formarsi uno tzunami nel mediterraneo, o magari riemergere Scilla e Cariddi e sarebbe andata molto ma molto ma molto peggio. Siamo stati fortunati via, tutto sommato.
Ma gli sfollati siciliani non saranno ospitati nelle sue ville, presidente? Non ci saranno vacanze o crocere per loro? niente di niente? oh mi scusi, dimenticavo: niente domande.

Matteoli ci rassicura sul fatto che il ponte sullo stretto si farà, non c è un valido motivo per non farlo. Questo è importante. Questo è quello che più di tutto volevamo sentirci dire. Grazie ministro.

Ditemi che mi sbaglio. Che non è vero che l'Abruzzo è stata "usata" come un lancio pubblicitario in vista delle successive elezioni. Che non è vero, che se fosse capitato qualche mese dopo tutta questa urgenza non l'avrebbe vissuta. O peggio, ditemi che non è vero che ci sono italiani meno italiani degli altri.
Vi prego. Smentitemi.
Ditemi che non è vero che, come sempre, stiamo mandando il Sud a catafottersi.

Scritto da: syssa alle ore 11:24 | link | commenti (22) | categoria: riflessioni, scazzi, convinzioni
martedì, settembre 29, 2009
Epilogo

appena uscita dalla sala operatoria, arrivata in stanza tra mille brividi di freddo con due aflebo nella stessa vena, ho detto  "ciao"  a mia madre.
poi subito dopo ho sussurrato al suo cellulare, a chi aspettava notizie camminando sul filo spinato da ore, "fanculo al ciccio pasticcio". ricordo poi la sua risata dolcissima che sapeva di sollievo.
 
poi, ciò che doveva essere un'albicocca si è rivelato un pompelmo.

il primario si è presentato ad una qualche ora vicino al mio letto (io non ho ricordi chiari in proposito) dicendo che aveva lottato contro una gran brutta bestia (questo lo ricordo bene).  
poi c è stato il mio sentirmi disarmata e incapace davanti a chi mi diceva "devi alzarti, devi camminare, non fare la principessina sul pisello che si lamenta per niente". c è stato il dolore fisico e lo smarrimento nel sentire il mio cervello vigile che mi diceva apri gli occhi, apri gli occhi e il mio corpo che non riusciva ad eseguire una cosa così semplice. la cosa che mi ha fatto più male è vedere la paura negli occhi di mamma e io che di solito riesco a tranquillizzarla sempre non riuscivo a fare nulla se non a spaventarla di più.

un po' di sollievo quando si è scoperto che bastava alzarmi la maglietta, per capire che di principessina avevo poco nulla, ma che un emoraggia stava facendo precipitare la pressione ed era quella la causa del mio essere totalmente inerme, altro che principessina.
poi ho scoperto che scene del tipo "chirurgo che entra nella tua stanza ordinando di allertare la sala operatoria e pretende la materializzazione istantanea di una sedia a rotelle per trasportarti in ambulatorio" è emozionante solo se lo si guarda su ER. se tu sei su quella sedia a rotelle, la strizza ti piglia pure la radice dei capelli e di tutto il resto te ne catafotti.
poi però le infermiere non ti chiamano più principessina e in qualche modo farfugliano scuse.

poi c è stato il rientro a casa. ed è meraviglioso e speciale riaprire casa dopo 6 giorni che sembravano non finire mai.  nonostante ci sia voluto un braccio di mio fratello intorno alla vita per fare quella decina di gradini e ogni gesto fosse fonte di fatica. però poi ti incazzi, ti dici che devi reagire e così la prima cosa che fai è togliere tutto ciò che hai addosso e che puzza di ospedale e metterti quella maglietta che sa di casa, pure se la micia c ha dormito sopra.

poi ho scoperto che ridere con i punti quando tua sorella fa le facce fa malissimo e benissimo insieme. lei che nemmeno ha dovuto chiedere allo Zio "andiamo?" e si sono sparati 300 km solo per vedere con i loro occhi se stavo davvero bene o lo dicevo così per tranquilizzarli. e poi farsi pettinare da lei i capelli appena lavati ha il suo gran bel perché. 

e poi... e poi fanculo al ciccione pasticcio. c ha provato a diventare grosso per farmi paura, ma ha perso la guerra contro il bisturi e, appena cadranno i punti e la gamma cromatica del mio pancino passerà dal bluverdino di adesso alla sua tinta naturale, potrò dire che è finita davvero.  

Scritto da: syssa alle ore 10:48 | link | commenti (25) | categoria: pensieri sparsi
lunedì, settembre 28, 2009
incredibile ma vero!


sono tornata! :)
Scritto da: syssa alle ore 15:00 | link | commenti (5) | categoria: leggerezza
venerdì, settembre 11, 2009
Quel giorno

 lunedì mattina.

Scritto da: syssa alle ore 14:55 | link | commenti (23) | categoria: boh , scazzi
giovedì, settembre 10, 2009
PassateParola

 

"Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all'idea di essere vicini al Potere, di dare del "tu" al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo."
Tiziano Terzani

AnnoZero riprende il 24 settembre alle 21 su rai due.

Vi piaccia o meno, è una trasmissione che a letto col Potere non ci va.
Ed è per questo che dopo le "velate" minacce a Report, (pare, si dice, si smentisce ma potrebbe ahimè succedere che tolgano la copertura legale ai giornalisti della trasmissione) si cerca di boicottare pure la trasmissione di Santoro non pubblicizzandone la messa in onda.
Se è vero che il tam tam della Rete è l'unico che può ancora mettere i bastoni tra le ruote a questi tentativi di censura, è il caso di provare a dimostrarlo.

Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.
Voltaire.

(Dal sito di AnnoZero
Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d'inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.)

Scritto da: syssa alle ore 10:51 | link | commenti (9) | categoria: convinzioni
venerdì, settembre 04, 2009
Post sul Post Visita Pre Operatoria

Quando ero piccola, oltre al maestro unico c era pure il dottore unico.
Non c era il pediatra.
C era il medico di famiglia che visitava tutti, da me al nonno, e che veniva a casa quando avevi la febbre alta, con il borsone nero, lo stesso che usava il Doc della Casa nella Prateria.
Odiavo andare al suo ambulatorio, perché non prendeva appuntamenti e quindi ci si presentava alla prega in Dio. Significava alzarsi alle 6 del mattino, ed arrivare davanti alla porta chiusa dell’ambulatorio massimo per le sette. Lui apriva alle sette e mezzo, ma quello era l’unico modo di non passare lì la giornata o riuscire comunque ad arrivare puntuali a scuola, nel caso. L’ambulatorio era in via Luca Belludi, vicino al Santo e io mi ricordo che d’inverno ci arrivavo che era ancora notte e vedevo l’alba su Prato della Valle.

Nonostante ci si svegliasse prima del canto de gallo, quando si arrivava non si era mai le prime. C’era sempre la solita coppia di vecchiette, generalmente vestite di nero, il più delle volte con il rosario in mano. Ogni volta le stesse. Io mi chiedevo se per empatia si presentassero ogni qualvolta che a me veniva il mal di gola, come le fatine della bella addormentata, ma lo sbuffare di mia madre mi fece presto capire che il realtà c erano sempre perché sempre era lì.
Tutti i giorni.
Ricordo che quando finalmente la porta si apriva si accedeva ad una saletta con le sedie lungo il perimetro e un tavolino in mezzo con sopra dei cartoncini quadrati marroni, impresso sui cartoncini c era il numero nero.
Come dal salumiere.
L’ambito 1 credo di averlo preso solo una volta.
Forse.

Passano gli anni ma certe consuetudini non cambiano.
Devo essere in ospedale ad Abano alle 8, passare in accettazione e poi una serie di esami: prelievo, ECG, visita con l’anestesista e colloquio con in chirurgo. Sono sveglia dalle sei, e già questo non depone a favore del mio buon umore. Il fatto di non poter fare colazione con la mia solita tazzotta di caffè latte peggiora la situazione, ma è quando il gioco si fa duro che i duri ecc.. ecc.

Entro dal piano terra, come indicato dall’impiegata al telefono e subito la voce alla gargamella di una vecchietta mi accoglie:
Che deve fare? Che deve fare? Gli esami? Vada di sopra, di sopra al primo piano in coda… di sopra,  non qui”.
La guardo con la faccia a punto interrogativo, poi mi dico "oohmmm" e decido di ignorarla. Mi guardo intorno, in questo corridoio ci sono già stata ma non mi ricordo da che lato sono passata l’altra volta.
Il momento di esitazione viene subito colto ed è fatale.
“Le ho detto piano sopra. Può prendere pure l’ascensore se non vuole fare le scale… anche se lei alla sua età dovrebbe…”
Mia madre mi tocca piano il braccio “Che ti ha detto la tipa al telefono?” lo dice piano, mi conosce abbastanza per sapere che, in giorni come questo, la signora cammina in punta dei piedi e velocemente sul precario e sottile filo del Si faccia gli stracazzi suoi.
“Di passare di qui, solo che non ricordo il corridoio… ma per rompere i coglioni altrui non lo fanno pagare il ticket?”
Filo spezzato.

Il Chirurgo è un tipo simpatico. Di una certa età, spiccato accento siciliano.
Entro nel suo ambulatorio con la tremarella, lo ammetto. Che poco prima di entrare mi hanno avvisato che non era un colloquio ma c’era pure la visita. E insomma… certe visite non sono come andare dal dentista…

“Signorina Sonia, quanti anni ha?”
“Prego?”
“Quanti anni ha…?”
“Oh.. beh.. Ventisett.. no.. mi scusi.. 33… Porti pazienza, sono un po’ nervosa…” (potrei dire rincoglionita ma cerco di darmi un tono)
“Guardi, si metta tranquilla. È lei che deve essere pazienza, perché sono io che le romperò i … le scatole…”
Se avesse detto cabbasisi, giuro che mi alzavo e gli stampavo un bacio in fronte. Così, per simpatia. 

Ora devo solo aspettare.
Aspettare che mi chiamino per dirmi che giorno e aspettare quel giorno.
Sono tesa.
Principalmente nervosa.
Sostanzialmente agitata.
Principalmente scontrosa.
Evidentemente poco diplomatica.  

E non ditemi che non vi ho avvisati.

Scritto da: syssa alle ore 16:21 | link | commenti (21) | categoria: pensieri sparsi, riflessioni, donne, scazzi
martedì, settembre 01, 2009
Vigilia Visita Pre Operatoria.

Ho trovato questa cosa qui.

mi è apparsa questa frase qui:

Cerca sempre di mantenere il giusto equilibrio nelle cose.

...

mavaffanculova.

Scritto da: syssa alle ore 15:24 | link | commenti (10) | categoria: scazzi
martedì, agosto 25, 2009
.

“Tutta la colpa della nottata che stava perdendo, aramazzandosi nel letto sino a farsi quasi stranguliare dal linzolo, non erea certo dovuto alla mangiata della sira avanti, che era stata robba leggera. No, la colpa probabilmente era da darsi al libro che si era portato appresso quanno era andato a corcarsi, al nirbuso che gli stavano provocando certe pagine scipite e splàpite di un romanzo osannato dai recensori come una delle cime più alte toccate dalla letteratura mondiale degli ultimi cinquant’anni. La scoperta della cima di turno capitava di media una volta ogni sei mesi e a lanciare l’urlo estasiato era un quotidiano tanticchia snob al quale gli altri immediatamente s’ accodavano.

A tirare le somme, il panorama della letteratura mondiale degli ultimi cinquant’anni assai somigliava alla catena dell’Himalaya fotografata da un satellite.”

(tratto da: Ferito a Morte di Andrea Camilleri) 

Scritto da: syssa alle ore 09:05 | link | commenti (16) | categoria: convinzioni
lunedì, agosto 24, 2009
a volte ritornano...

... ora si tratta solo di riprendere il ritmo!

 

Scritto da: syssa alle ore 10:31 | link | commenti (10) | categoria: convinzioni
giovedì, luglio 30, 2009
di treni, di mare, di volpi e uva, di aria, di trolley e altre cianciate...

domani è l'ultimo giorno di lavoro prima della pausa estiva.
cose mai viste dentro questo blog! io che posso dire "Lunedì parto per un periodo superiore ai 2 giorni!  destinazione mare!" sono solo 6 anni che non faccio ferie, come ogni precaria che si rispetti io venivo assunta per coprire i periodo di ferie altrui e rimediavo solitamente due giorni di tregua a novembre e, ovviamente, lontano dal ponte che era terreno privato dei dipendenti.
così domani si stacca e ho un sabato e una domenica per preparare un trolley (con grande soddisfazione di mia sorella) e non il solito zaino da una botta e via. mari potrà chiamarmi per ricordarmi le zeppone e i sandali sottili e prendermi virtualmente a testate quando le dirò che io il coraggio di mettermi in costume ancora non l ho trovato.

Ho una dannata voglia di mare, di foto con la macchina fotografica nuova arrivata con i punti del supermercato, di sole e di fare nulla. l unica fatica, mentale e fisica, richiesta in questa settimana sarà di porre le X sul menù del giorno, nell albergo all inclusive. stop. mi sembra un buon compromesso. per il resto ci sarà il libro suggerito dal mio editor, un quaderno dove scrivere appunti e idee e il pc resterà a casa.
ebbene sì, i miei occhi si disintossicheranno dai pixel per un po'. ce n è bisogno. esco da un anno particolarmente intenso e ho bisogno di rigenerarmi tutta. ma proprio tutta. il libro non sarà pronto alla fine della centesima lezione, ma mi dico "pazienza". io credo nella disciplina ma credo anche che sapersi ascoltare sia importante e il mio corpo in questo momento mi dice una sola parola "tregua".

quindi... vi saluto ora, che domani non so come sarò presa. passate delle buone vacanze e fate i bravi.
ma anche no!

Scritto da: syssa alle ore 10:57 | link | commenti (15) | categoria: leggerezza
mercoledì, luglio 29, 2009
the final countdown

meno

 

Scritto da: syssa alle ore 18:09 | link | commenti | categoria: leggerezza
venerdì, luglio 24, 2009
Neruda

"Sed de ti me acosa en las noches hambrientas.
Trémula mano roja que hasta tu vida se alza.
Ebria sed, loca sed, sed de selva en sequía.
Sed de metal ardiendo, sed de raíces ávidas.
Hacia dónde, en las tardes que no vayan tus ojos
en viaje hacia los ojos, esperándote entonces.
Estás llena de todas las sombras que me acechan.
Me sigues como siguen los astros a la noche.
Mi madre me dio lleno de preguntas agudas.
Tú las contestas todas.
Eres llena de voces.
Ancla blanca que cae sobre el mar que cruzamos.
Surco para la turbia semilla de mi nombre.
Que haya una tierra mía que no cubra tu huella.
Sin tus ojos viajeros, en la noche, hacia dónde.
Por eso eres la sed y lo que ha de saciarla.
Cómo poder no amarte si he de amarte por eso.
Si esa es la amarra cómo poder cortarla, cómo.
Cómo si hasta mis huesos tienen sed de tus huesos.
Sed de ti, sed de ti, guirnalda atroz y dulce.
Sed de ti que en las noches me muerde como un perro.
Los ojos tienen sed, para qué están tus ojos.
La boca tiene sed, para qué están tus besos.
El alma está encendida de estas brasas que te aman.
El cuerpo incendio vivo que ha de quemar tu cuerpo.
De sed.
Sed infinita.
Sed que busca tu sed.
Y en ella se aniquila como el agua en el fuego".

Scritto da: syssa alle ore 09:47 | link | commenti (10) | categoria: convinzioni
venerdì, luglio 17, 2009
Pausa.

Ragione e passione

sono timone e vela della nostra anima navigante.

Gibran

Scritto da: syssa alle ore 09:31 | link | commenti (20) | categoria: convinzioni
mercoledì, luglio 15, 2009

Quando entri in casa appoggi lo zaino e ti guardi intorno.
Come se la guardassi per la prima volta, a cercare quello che è cambiato, che lo sai che intorno a me nulla può restare fermo troppo a lungo.
Guardi i miei bambù, e li trovi cresciuti ancora un po' dall'ultima volta.
Il pc che ha cambiato posto con i libri appoggiati vicino al bicchiere della colazione.
Stamattina sono uscita in fretta per venirti a prendere. Lo prendo con un po' di imbarazzo e lo metto nel lavello.
Tu riempi la stanza, sembra sia lei a muoversi intorno ai tuoi passi, piccola e satura di oggetti che hanno una precisa identità nella mia storia.
Poi sfili il giornale, lo appoggi sul tavolo.
Ha le pagine sgualcite come solo un giornale letto può essere. Sa di treno e di caffé solubile. Di sigaretta fumata in fretta che solo a Bologna c'è il tempo sufficiente per accenderne una.
Da quello zaino spuntano ogni volta pacchetti di pensieri, scelti e nascosti nei giorni in cui non ci sono ma sono presente. In quel momento mi pensavi l'hai visto ed eccolo ora, quel pensiero tradotto in oggetto, nelle mie mani.
Tra qualche giorno mi parlerà di te e di quando ti mancavo troppo per non cercarmi anche nelle bancherelle o in quella libreria dove siamo stati tempo fa.
Diventerà un ricordo. Condiviso, sospeso tra due vite ed una sola distanza.
Poi ci saranno ore. Intense, veloci, trattenute e strappate ad un tempo che non ha voglia di fermarsi. Fagociteranno ogni nostro gesto ogni parola, il cercarsi con lo sguardo in una stanza di 14 metri quadrati, allungare un braccio per essere sicuri che è vero che ci tocchiamo, che non è un telefono a farci sentire la voce, non c'è sms che possa imitare uno sguardo silenzioso.
E poi ancora una porta che si chiude con un fischio, a Bologna ci sarà ancora tempo per una sigaretta fumata in fretta e un caffé solubile buttato via a metà. Il biglietto non ancora scaduto nella tasca, e già si penserà ad una nuova data, ai chilometri da superare per riprendere di nuovo fiato. 
Un pugno trattenuto, che diventa mano aperta sulla parete della toilette, prima di tornare al posto 96.
Troverò la mia gatta che dorme sul giornale lasciato lì, con la sua data di scadenza già superata e privo di altre novità.
Come solo un giornale è capace di essere.

(Grazie a Pequinita per la foto)

Scritto da: syssa alle ore 16:59 | link | commenti (6) | categoria: pensieri sparsi, boh
martedì, luglio 14, 2009
sciopero...

Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea - di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata - di obbligare tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.

Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.

Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all'indomani dell'entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell'analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.

Provo a riassumere le ragioni di un giudizio tanto severo.
L'intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di informazioni online - avvenga essa in un contesto amatoriale o professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale - la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo
art. 8 relativo ad uno degli istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale legge: l'obbligo di rettifica.

La legge sulla stampa, tuttavia - come probabilmente è noto ai più - costituisce una delle poche leggi vigenti scritte e discusse direttamente in seno all'assemblea costituente ormai oltre sessant'anni fa ed ha, pertanto, già mostrato in diverse occasioni un'evidente inadeguatezza a trovare applicazione nel moderno mondo dei media che poco o nulla ha a che vedere con quello avuto presente dai padri costituenti. Si tratta, per questo, di una legge che avrebbe richiesto un intervento di "aggiornamento" urgente, competente ed approfondito o, piuttosto, meritato di essere mandata in pensione dopo oltre mezzo secolo di onorato servizio. Contro ogni legittima aspettativa, invece, Governo e Parlamento hanno deciso di affidarle addirittura la disciplina della Rete ovvero della protagonista indiscussa di una delle più grandi rivoluzioni del mondo dell'informazione nella storia dell'uomo. Difficile, in tale contesto, condividere la scelta del Palazzo.

Ma c'è di più.
Sono anni che si discute ad ogni livello - nelle università, nelle aule di giustizia e, persino, in Parlamento ed a Palazzo Chigi - della possibilità e opportunità di estendere in tutto o in parte la disciplina sulla stampa e, in particolare, le disposizioni dettate in materia di obbligo di registrazione delle testate, a talune forme di comunicazione e diffusione delle informazioni online senza che, sin qui, si sia arrivati ad alcuna conclusione sicura e condivisa.

La brutta ed ambigua riforma dell'editoria introdotta con la
legge n. 62 del 2001, il famoso DDL Levi ribattezzato l'ammazza blog presentato e poi ritirato, il DDL Cassinelli ovvero il "salvablog" tuttora in attesa di essere discusso alla Camera dei Deputati e la "storica" condanna dello storico Carlo Ruta per stampa clandestina pronunciata dal Tribunale di Modica in relazione alla pubblicazione del blog dello studioso siciliano sono solo alcuni dei provvedimenti e delle iniziative che hanno, negli ultimi anni, alimentato - in Rete e fuori dalla Rete - un dibattito complesso ed articolato senza vincitori né vinti. L'entrata in vigore della nuova disciplina sulle intercettazioni vanificherà e polverizzerà il senso di questo dibattito stabilendo, una volta per tutte, che la disciplina sulla stampa - o almeno una parte importante di essa - si applica a qualsiasi forma di comunicazione e diffusione di informazioni nel cyberspazio.

Difficile resistere alla tentazione di definire dilettantistica, approssimativa ed irresponsabile la scelta del legislatore che è entrato "a gamba tesa" in questo dibattito ultradecennale ignorandone premesse, contenuti e questioni e che ora rischia di infliggere - non so dire se volontariamente o inconsapevolmente - un duro colpo alla libertà di manifestazione del pensiero nel cyberspazio modificandone, per sempre, protagonisti e dinamiche.
Nel Palazzo, domani, qualcuno - nel tentativo di giustificare questo monstrum giuridico liberticida e anti-Internet - dirà che è giusto pretendere anche da blogger, gestori di piattaforme di condivisione di contenuti e titolari di qualsiasi altro tipo di sito Internet la pubblicazione di una rettifica laddove loro stessi o i propri utenti pubblichino contenuti non veritieri o ritenuti lesivi dell'altrui reputazione o onore. Libertà fa rima con responsabilità è il ritornello che sento già risuonare nel Palazzo.

Il problema non è, tuttavia, il ritornello che non si può non condividere, quanto, piuttosto, le altre strofe della canzone per restare nella metafora ovvero le modalità attraverso le quali il legislatore ha preteso di raggiungere tale ambizioso risultato. Provo a riassumere il mio punto di vista.

The web is not the press (or tv) si potrebbe dire con uno slogan e non è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di comunicazione online la speciale disciplina dettata per l'informazione professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi seguito è un'attività onerosa che mal si concilia con la dimensione "amatoriale" della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che, pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, insuscettibili di "disturbare" chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social networking che, per definizione, non produce le informazioni che diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso, in 48 ore, verificare con l'autore del contenuto la veridicità dell'informazione diffusa e, quindi, l'effettiva sussistenza o meno dell'azionato diritto di rettifica.

Risultato: o si doterà - peraltro non a costo zero - di una struttura idonea a pubblicare d'ufficio tutte le rettifiche ricevute o, peggio ancora, deciderà di rimuovere tutti i contenuti che formino oggetto di un altrui istanza di rettifica tanto per porsi al riparo da eventuali contestazioni circa la forma, i caratteri e la visibilità della rettifica stessa.

Sembra, in altre parole, evidente che la nuova legge produrrà quale effetto pressoché immediato quello di abbattere sensibilmente la vocazione all'informazione diffusa che ha, sin qui, costituito la forza del web come primo spazio davvero libero - o quasi-libero - di divulgazione di quello straordinario patrimonio di pensieri e notizie che, sin qui, i media professionali non hanno in parte potuto e in più parte voluto lasciar filtrare per effetto dei forti ed innegabili condizionamenti che i poteri politici ed economici da sempre esercitano sulle testate giornalistiche cartacee, radiofoniche o televisive che siano. Da domani, quindi, i nemici della libertà di informazione avranno un pericoloso strumento per far passare la voglia a tanti blogger nostrani di dire la loro ed ad altrettanti "giornalisti diffusi" di raccontare storie inedite via Facebook, YouTube o MySpace.

Ma c'è ancora di più.
Il senso dell'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa risiede nella circostanza che in sua assenza il cittadino che si senta diffamato o avverta l'esigenza di "rettificare" un'informazione diffusa da un giornale non potrebbe farlo o meglio resterebbe esposto all'arbitrio del direttore della testata, libero di pubblicare o non pubblicare la rettifica. Non è così, tuttavia, nella più parte dei casi in Rete dove - salvo eccezioni - chiunque può pubblicare una precisazione, un commento, un altro video o, piuttosto, condividere un link su un profilo di Facebook per replicare e/o rettificare l'altrui pensiero. È questo il bello dell'informazione non professionale online ed è questa una delle ragioni per le quali l'informazione in Rete è - sebbene ancora per poco - più libera di quanto non lo sia quella tradizionale.

E per finire, dopo il danno la beffa.
Mentre, infatti, la nuova legge impone a chiunque utilizzi la Rete per comunicare o diffondere contenuti e/o informazioni gli obblighi caratteristici dei produttori professionali di informazione, continua a non riconoscergli pari diritti: primo tra tutti l'insequestrabilità di ogni contenuto informativo diffuso a mezzo Internet alla stessa stregua di un giornale. In questo modo si sarebbe, almeno, potuto dire "onori e oneri" mentre, così, l'informazione in Rete finisce con l'essere svilita ad un'attività pericolosa, onerosa e mal retribuita o, nella più parte dei casi, non retribuita affatto. Basterà la passione ad indurre i protagonisti del cosiddetto web 2.0 a resistere anche a tale ulteriore aggressione o, questa volta, getteranno la spugna consegnando la Rete ai padroni dell'informazione di sempre?
Chiediamocelo e, soprattutto, chiediamolo a chi ha voluto questa nuova inaccettabile legge ammazza-Internet.

Guido Scorza


Scritto da: syssa alle ore 11:24 | link | commenti (8) | categoria:
venerdì, luglio 10, 2009
La Crisi

Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa.
La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E' dalla crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.

La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d'uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E' dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza.

Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo.

Invece di ciò dobbiamo lavorare duro.
Terminiamo definitivamente con l'unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein 1955

Scritto da: syssa alle ore 10:05 | link | commenti (14) | categoria: convinzioni
martedì, luglio 07, 2009
OOOHHMMM!

Nel 1929 Fleming scopre la penicillina.
Nel 1969 l’uomo sbarca sulla luna

Nel 1991 Gallucci esegue il primo trapianto di cuore

Nel 2004 arrivano sulla terra le prime immagini di Marte

Nel 2008 un afro-americano diventa Presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Nonostante si pensi che il progresso sia una macchina che avanzi, alle volte lentamente e in modo goffo,  ma avanzi in modo più o meno costante,  i camerini dell’OVS sono, ad oggi, equiparabili a strumenti di tortura medioevali.

Qualcuno mi sa spiegare per quale insano motivo,  a nessuno è ancora venuto in mente di inventare qualcosa che sostituisca quei neon che, quotidianamente, infliggono alla mal capitata di turno: sensi si colpa, frustrazione, istinti suicidi, e patologie maniacodepressive?

Ora, vi sarà sicuramente capitato di dover provare un capo di abbigliamento, o peggio il costume da bagno, dentro uno di quei loculi verticali.

A prescindere dalle dimensioni alquanto ristrette, lo specchio gigante sta a meno di 30 cm dal tuo corpo. Il che ti fa guardare l’immagine di te stessa dall’alto verso il basso, e non so spiegare per quale effetto visivo, il tuo corpo prende le sembianze di una pera.

Il neon poi è tremendo. Potresti essere uscito dal solarium dopo 40 minuti di lettino, assomigliare ad un astice dalle chele mozze, e comunque ti dipingerebbe addosso un colorito pallido variegato di verdino come un finocchio pure un po’ passato di maturazione.
Ambiente angusto e luce bianca creano un tale scompenso che la voce della coscienza, la senti forte e chiara come la radio in filodiffusione “ecco… hai visto? Guarda lì… le cosce… hai visto? Quel grumetto di cellulite lì, sulla destra… quello è il gelato di domenica… mentre gli altri tre grumetti, lì vicino al ginocchio… ecco… proprio quelli… sono la paella che ti ha portato tuo fratello… nulla si crea… nulla distrugge… meno che mai la cellulite”.

E tu sei lì, con un costume di taglia improbabile a chiederti perché mai quest’anno non hai deciso di prenotare le vacanze in un rifugio delle dolomiti.

Il costume lo prendi rigorosamente nero. Anche perché è uno dei pochi che puoi spezzare, ossia prendere il sopra di una taglia e il sotto di un'altra, che il 90 60 90 è un mito mai raggiunto, un po’ come il nirvana.

Che poi, chi li disegna i costumi? Non una donna… sicuro. Perché le donne lo sanno (lo diceva pure il liga) che è inutile fare le culotte taglia 48, 50, 52, perché resteranno sicuramente invendute. Salvo casi rari. Del resto tutti sono convinti di avere buongusto e senso dell’umorismo ma è matematicamente impossibile che tutti ce l’abbiano.

Quindi si resta sul nero. Slip morbido. Di quelli che magari non puoi tuffarti a pigna ma non fa uscire la bobina di maniglioni antipanico sopra e sotto l'elastico.

Si entra nello spogliatoio/loculo dopo aver scavalcato due ragazzini di 6 e8 anni che accompagnano mamma e papà, finché mamma (taglia 40 bagnata li mortacci sua) si prova mezzo negozio. 
Si trova un equilibrio instabile per casco, borsa, attaccapanni, maglietta, pantaloni, chiudi gli occhi ed inspiri “oooooooohhhhhmmmmm” ripeti dentro di te almeno per tre volte e poi ti guardi allo specchio.

E in quel momento, solo in quel momento, realizzi che una muta da sub potrebbe essere una soluzione, salvo poi essere scambiata per un cetaceo arenato.

Già te lo vedi, l’inviato di Porta a Porta che si avvicina con sguardo truce “ecco signori, qui si è arenata forse l’ultimo esemplare di Foca Monaca Scomunicata.”
In studio un plastico racconta dettagliatamente il percorso fatto dalla camera d’albergo alla spiaggia, con tanto di impronte delle infradito sulla sabbia.
 
No, non va bene.

Bisogna prendere la cosa con filosofia.

Del resto non sei grassa, diciamo che il tuo essere armoniosamente mediterranea, è stato accentuato da una piccola disfunzione della tiroide, e dal ciccio pasticcio in via di estirpazione. Quindi, l’utilità di comprare un costume ai saldi quando ben poco è ormai rimasto, è quella di risparmiare, perché l’anno prossimo ti sarà così largo da poterlo usare come una tenda canadese.

Oh!

Scritto da: syssa alle ore 09:50 | link | commenti (26) | categoria: pensieri sparsi
lunedì, luglio 06, 2009
11esimo compleanno di Melly

Anche il più piccolo dei felini
è un capolavoro.

Leonardo da Vinci

Scritto da: syssa alle ore 15:19 | link | commenti (8) | categoria: convinzioni
mercoledì, luglio 01, 2009
Punti di vista

Stamattina c era da fare il prelievo del sangue.
Cosa che non mi diverte affatto, soprattutto perché devo alzarmi alle 6 e mezzo e uscire di casa alle 7 senza nemmeno aver bevuto il mio latte. Poi però, il lato positivo c è sempre: dopo posso farmi una cofana di cappuccino con una brioche traboccante di marmellata, senza nemmeno un filo di senso di colpa anzi! piena e totale giustificazione.

Passo davanti al giornalaio, il Mattino di Padova titola: "Viareggio: è una strage. Tutte le foto in quattro pagine speciali".
(Pausa)
Analisi: il giornale esce con quattro pagine in più per le foto dell'incidente? hanno tolto 4 pagine di rubriche varie per piazzarci le foto? Qualsivoglia sia la risposta, ci sono ben 4 pagine, forse a colori, che mi fanno vedere nel dettaglio la catastrofe. Quando si dice che le parole non bastano... Solo Schumacher si era guadagnato qualche pagina di foto in più credo, alla vittoria dell'ultimo mondiale.

Mi viene in mente che ieri, appresa la notizia via sms, ho poi acceso la tv e in quel momento gli unici a parlarne erano quelli di RAI UNO. Penso fosse uno di quelli che ad aprile era all'Aquila, perché lo stile era quello "testimoni dicono di aver visto una ragazza cadere dallo scooter e tentare di strapparsi i vestiti di dosso, era una torcia umana, non sappiamo che fine abbia fatto..." (mah... secondo te? è andata a fare shopping?)
In compenso il TG5, c ha piazzato uno scapigliato in polo azzurra che si sente un po' come un sunto degli Angela e ci fa vedere tutto nei dettagli "il tg5, con l aiuto dei vigili del fuoco è entrato in zona rossa per documentarvi i fatti" (giusto perché i Vigili hanno ben poco altro da fare) e dopo diverse inquadrature della cisterna incriminata, si arriva al pezzo forte: inquadratura di cumulo di cenere e macchia sull asfalto. (sembra un po' ciò che resta di willye coyote dopo lo scoppio della bomba per bip-bip) e il cronista: "questo è ciò che resta di uno scooter che passava di qui, ovviamente il proprietario è morto". (se mai ce ne fossero i dubbi... l'inquadratura si ferma, ricorda un po' quella di super quark quando ci mostrava l'ombra di un abitante di Hiroshima, rimasta impressa su un muro durante l esplosione dell'atomica). Ma ce ne stiamo davvero tutti con gli sguardi famelici attaccati al video aspettandoci l inquadratura più cruenta?

Il servizio successivo è il premier che, da Napoli, rassicura che andrà a Viareggio a prendere la cosa in mano (ancora???) che ha già provveduto a spostare alcuni feriti nei migliori centri grandi ustionati (il suo autista? o lui stesso? i paramedici stavano tutti in ferie?) .
Più tardi da Viareggio dirà che con il prossimo consiglio dei ministri, proclamerà lo stato di emergenza, e stanzierà i fondi per la ricostruzione delle case distrutte. (chissà se nel frattempo chi è sfollato o attenderà la ricostruzione della casa, andrà ad Arcore ospite insieme agli abruzzesi). Poi, meglio Arthur Grissom di CSI, ha già dato tutte le indicazioni su cosa è successo, spiegando nei dettagli tecnici la probabile rottura dell'asse e del mozzo del vagone (particolari che lui conosce perfettamente, lo abbiamo visto, del resto all'innaugurazione dell Alta velocità con il berretto da ferroviere in testa).

Sia a Napoli che a Viareggio, sempre l'onnipresente è stato contestato da eversivi che gli hanno gridato "buffone tornatene a casa tua" ecc... è bello leggere come questo viene riportato dalla nostra stampa:

IL GIORNALE:  Applausi e fischi Qualche contestatore ma anche molte persone che lo applaudivano avevano accolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi anche durante il sopralluogo. Quando il premier è uscito dall’auto è partita una salva di fischi da uno sparuto gruppo di contestatori, che sono stati poi allontanati da altri presenti che invece applaudivano.

LA STAMPA: Berlusconi è stato accolto a Viareggio da applausi ma soprattutto fischi. Il premier è entrato dentro l’edificio del Comune trasformato in centro operativo allestito in Municipio dalla Protezione civile salutato da un coro alto e insistente «buffone, buffone».

LA REPUBBLICA: Ma al suo arrivo le cose si fanno difficili. Un gruppo di cittadini presenti nella zona dell'incidente, in largo Risorgimento, non gradisce la sua presenza e gli grida a lunfo "vergogna", "vai a casa, i morti sono nostri" e frasi simili. Dopo momenti di tensione tra contestatori e sostenitori, il presidente del Consiglio riceve anche degli applausi, e si dirige poi al Municipio. La visita dura circa 15 minuti. La gente, fuori, continua a protestare. "Nel prossimo Consiglio dei ministri dichiareremo lo stato d'emergenza", annuncia il capo del governo. Poi esce dal retro. Mentre il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli esce sul davanti, e viene anche lui investito da urla e fischi dalla gente. Che nel frattempo è aumentata-

Il CORRIERE: (...)E invece il premier viene preso a fischi e grida ostili. È con ogni pro­babilità questa situazione di tensione sotto gli obiettivi di fotografi e televisioni a consi­gliare una sorta di mordi e fuggi. Infatti dal momento in cui mette piede nella cittadi­na del Carnevale a quello in cui se ne va trascorre un’ora e mezzo.

mah... chissà se vale ancora il vecchio detto che la Verità sta nel mezzo...  

Scritto da: syssa alle ore 09:17 | link | commenti (26) | categoria: riflessioni
lunedì, giugno 29, 2009
.

C'è un silenzio del cielo prima del temporale,

delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera,

di quelli che si amano, della nostra anima,

poi c'è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.

R. Battaglia

 

Scritto da: syssa alle ore 10:26 | link | commenti (12) | categoria: pensieri sparsi
venerdì, giugno 26, 2009
Riflessioni.

Nessuno vi può dare la libertà.

Nessuno vi può dare l'uguaglianza o la giustizia.


Se siete uomini, prendetevela.

Malcom X

Scritto da: syssa alle ore 09:29 | link | commenti (19) | categoria: riflessioni
io...
Utente: syssa
Nome: Sonia

Non sono
e non sarò mai
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Cerco, perciò sono.
Questo è il messaggio della Sodalite. Questo bell'alleato blu ci ricorda che è il viaggio, non la destinazione, ciò che più conta nella nostra crescita. (Naisha Ahsian)
Figlia della percezione, la Sodalite genera il desiderio di conoscenza e porta coscienza. Amorevole, protettrice simboleggia il Pensiero dell'Universo. Organizza l'energia fluida in pensiero concreto: organizza, costruisce, edifica ciò che prima era solo un desiderio vago. La funzione della Sodalite è quella di stabilizzare il flusso disordinato in un ritmo equilibrato, e l'energia confusa diviene così una Voce interiore chiara e obiettiva










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